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FOCUS – Da Caicedo al ‘caso’ Musacchio: Inzaghi, cos’hai contro le riserve?

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FOCUS – Da Caicedo al ‘caso’ Musacchio: Inzaghi, cos’hai contro le riserve?

FOCUS – Da Caicedo al ‘caso’ Musacchio. La partita di ieri è stata solo l’ultima dimostrazione che in casa Lazio esiste un problema tra Inzaghi e le riserve. O meglio, il problema ce l’ha solo il tecnico, che si ricorda di avere delle alternative solo in extremis, spesso e volentieri a giochi fatti. Loro, i secondi, a volte ne sbuffano, mugugnano. Ma, da bravi professionisti, quando scendono in campo fanno sempre il loro dovere sino in fondo. Certo, non sempre fanno miracoli – e ci mancherebbe pure pretenderlo, con così poco tempo a disposizione – ma qualche volta ci riescono.

E’ il caso del Panterone, tornato ieri l’uomo dell’ultimo minuto. A danno di una vittima che, per lui, non potrebbe essere più eccellente. Quel Crotone contro cui, anche qui nei minuti finali, sbagliò un gol che mandò in fumo una Champions già conquistata. E contro cui ieri invece ha risolto una gara divenuta più complicata del previsto, regalando tre punti fondamentali per la corsa all’Europa. E qui giungiamo al nocciolo della questione: un elemento così, con questo carattere e capace di restare concentrato anche sul pullman di ritorno a Formello, può essere ridotto sempre ad entrare negli ultimi minuti? A maggior ragione con un Immobile a un quarto di servizio causa tendinite. Non dico qualche partita, ma almeno qualche tempo in più glielo si potrebbe concedere.

E poi c’è l’altro caso, questo sì clamoroso, di Musacchio. Arrivato a gennaio – un miracolo sotto Lotito! – per sopperire agli infortuni in difesa, in realtà ha sopperito ben poco. Qualche apparizione, con risultati neanche troppo deludenti. Ma poi è arrivata la batosta: la partita con il Bayern, con quell’errore in retropassaggio che ha favorito il vantaggio di Lewandoskij. Da quel momento, il ragazzo è sparito dai radar. Come se quell’assist involontario avesse cancellato d’un colpo quanto di buono fatto fino a quel momento. Sul perchè di questo ‘disuso’ ci si è interrogati a lungo. Si è pensato ad una condizione non al top dopo qualche infortunio di troppo negli ultimi tempi. Addirittura qualcuno ha associato questa ‘sparizione’ a una clausola presente nel contratto: in pratica, non si vorrebbe far toccare a Musacchio quelle 10 presenze che ne garantirebbero in automatico il rinnovo. Ora, se questo è vero, viene da chiedersi cosa sia stato preso a fare. Per poi continuare a vedere gente (Hoedt e Patric) che maschera le proprie carenze solo quando la partita s’incammina sui binari giusti? E cioè, di questi tempi, quasi mai?

Cosa ha l’ex Milan (e parimenti il suo compagno ecuadoregno) meno dei propri pari ruolo? Inzaghi dovrebbe un minimo spiegarlo. In questo modo, si prenderebbe atto del problema e ci si adopererebbe tutti insieme per porvi rimedio. Per il bene della Lazio. Che per volare in alto ha bisogno di tutte le sue ali. Ma proprio tutte.


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LA NOSTRA STORIA – “El Pipe” Felipe Anderson

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Felipe Anderson attaccante della Lazio

Il 15 aprile 1993 nasce a Brasilia Felipe Anderson. Si impone nelle fila del Santos come trequartista puro, possiede una grande tecnica di base. Ex giocatore della Lazio rapido e scattante, eccelle nel dribbling.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Inizia a giocare a sei anni a Santa Maria nell’Associação 14 Companhia de Polícia Militar Independente (CPMIND). Poco dopo passa al Federal FC. Resta fino al 2006, anno in cui viene ingaggiato dal Sport Clube Recreativo Gaminha FC. In seguito passa all’Astral EC, squadra del Paraná. Nel 2007 entra a far parte delle giovanili del Coritiba e l’estate successiva passa al Santos. In un primo momento viene ingaggiato dalle squadre giovanili per poi nel 2010 fare il suo esordio in prima squadra. Nel 2011 vince due titoli: prima il Paulistão e poi la Coppa Libertadores. Perde per un soffio, conquistando la medaglia d’argento, la Coppa del mondo per club FIFA 2011 a causa della sconfitta subita in finale contro il Barcellona. L’anno successivo vince altri due titoli, conquista di nuovo il Paulistão e vince la Recopa Sudamericana.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Nel 2013 dopo una lunga trattativa viene acquistato dalla Lazio per circa 9 milioni di euro. Il giocatore firma un contratto della durata di cinque anni, poi rinnovato fino al 2020. Il primo anno per ‘il Pipe‘ le cose non vanno bene. Per lui alla fine della stagione si contano solo 13 presenze. È nella stagione seguente che il suo talento esplode mettendo in mostra tutto il suo repertorio. Da allora una scalata interminabile che lo ha portato ad essere protagonista indiscusso delle fortune della squadra biancoceleste. Il 17 aprile 2016 raggiunge quota 100 presenze con la maglia del club capitolino. Il 28 gennaio 2017 disputa la sua centesima partita in Serie A. Ad agosto 2017 vince il suo primo titolo in biancoceleste trionfando sulla Juventus nella Supercoppa Italiana. Anderson però non gioca per un infortunio che gli farà saltare anche i primi mesi della nuova stagione. A luglio 2018 si trasferisce al West Ham Utd per 38 milioni di euro.

LA NAZIONALE 

Felipe Anderson fa il suo esordio con la maglia della Nazionale Brasiliana in Argentina nel Campionato sudamericano di calcio Under-20 2013. A giugno 2015 in occasione di una amichevole contro il Messico arriva anche il suo esordio con la Nazionale maggiore brasiliana. Nel 2016, nella sua terra, vince la Medaglia d’Oro con la Nazionale Olimpica.

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