Lazio-Mantova 0-2, la statistica che nessun giornale ha raccontato
Lazio-Mantova, i numeri nascosti dietro la disfatta
Lo 0-2 contro il Mantova è già passato agli annali come una delle serate più nere della Lazio recente.
Ma c’è un dato che la narrazione dell’«umiliazione totale» rischia di far passare in secondo piano: nel primo tempo, i biancocelesti hanno creato tanto, forse più del Mantova stesso.
Già al 4′ un tiro di Dele-Bashiru si è stampato sul palo, con Dia che sulla ribattuta ha visto il tap-in sventato all’ultimo dalla difesa avversaria. Poi altre occasioni: Cancellieri mandato alto da buona posizione, una punizione fermata dalla barriera, un altro tiro di Dele-Bashiru bloccato dal portiere, un destro di Rovella finito sopra la traversa.
Il vantaggio del Mantova è arrivato solo al 76′, su una ripartenza. Fino a quel momento, il campo raccontava un’altra partita rispetto a quella finita sul tabellino.
Il vero problema non è il gioco, è il cinismo. Una squadra che spreca così tanto sotto porta — anche contro una squadra di Serie B — non ha un problema di idee o di manovra. Ha un problema più difficile da risolvere in allenamento: la freddezza al momento decisivo. È lo stesso vuoto che il mercato sta provando a colmare da settimane, tra i nomi di Pinamonti, Icardi e precedentemente Gimenez.
Gattuso, in conferenza, si è preso tutta la colpa. Ma i numeri raccontano una storia leggermente diversa: la Lazio non ha perso per assenza di gioco, ha perso per un’antica fragilità sotto porta. E questo, per la squadra e per la piazza, cambia tutto: non serve reinventare la squadra, serve un attaccante che sappia finalizzare quello che gli altri costruiscono.