Il rapporto tra il governatore Francesco Rocca e il presidente Claudio Lotito è ai minimi storici. Raggiunto dai microfoni di Radio Romanista, il presidente della Regione Lazio ha risposto ad alcune domande sulla gestione del patron biancoceleste e sulla contestazione dei tifosi nei suoi confronti. “Come va il rapporto con Lotito? Semplicemente non va, non ci incontriamo da maggio”, ha ammesso Rocca. Un concetto ribadito già in altre interviste che aveva acceso i riflettori anche sul piano politico e fatto immaginare che il boicottaggio nei confronti di Lotito possa spostarsi dai gradoni dell’Olimpico ai gradoni delle aule del Senato.
La chiacchierata coi giornalisti romanisti diventa anche un momento ironico. “Guai chi ci tocca Lotito”, afferma un cronista giallorosso, e Rocca risponde: “guarda, c’è chi dice che Lotito sia romanista”. Un tormentone storico molte volte già sentito in passato, ma più volte smentito categoricamente dallo stesso patron laziale. Tra i tifosi della Lupa è diffusa la battuta ironica secondo cui Lotito sia “uno dei più grandi romanisti della storia” (per via delle scelte societarie che spesso fanno discutere l’ambiente laziale). Anche la politica locale o le frange della tifoseria biancoceleste nei momenti di tensione cavalcano questa tesi, che ripetiamo rimane appunto una provocazione e non ha mai trovato reali conferme.
Il presidente di una squadra di calcio? “Deve essere come un padre”
L’empatia non è la principale caratteristica di Lotito, questo non scendere a patti coi sostenitori ha creato un muro contro muro che ad oggi sembra invalicabile. “Ho cercato di dare una possibilità a Lotito – prosegue Rocca – , ad avanzare qualche suggerimento, ma niente. Io credo che la postura di un presidente di una grande squadra di calcio non possa essere quella dell’insulto, del ‘tu per tu’, del rispondere al telefono usando parole volgari. Non ricordo Moratti, Sensi con questo tipo di postura. Bisogna anche assumersi le responsabilità, non dare sempre la colpa agli altri. Penso ad esempio al presidente Stirpe del Frosinone, è un galantuomo, ha ceduto per il bene della società ad un fondo americano la maggioranza del club quando si è accorto che le sue capacità economiche non bastavano. Il presidente è anche un po’ un papà, deve sapere comprendere le frustrazioni della piazza e intercettare i malesseri. I Friedkin? Non li ho mai visti, anche quella è una postura rispettabile”.
