Clamoroso quel che sta succedendo proprio in questi minuti a Castel Volturno. La conferenza stampa della vigilia di Napoli-Lazio è saltata a pochissimi minuti dall’inizio, con i giornalisti già seduti in sala stampa e la diretta YouTube del club pronta a partire. La decisione della società è stata drastica: annullamento immediato di ogni dichiarazione da parte del tecnico Massimiliano Allegri e squadra spedita in ritiro blindato a Pozzuoli. Dietro la scelta del club azzurro c’è la volontà di isolare totalmente il gruppo dopo un periodo estremamente delicato, segnato dalle dure sconfitte contro Juventus e Porto.
Il presidente Aurelio De Laurentiis ha chiesto una reazione immediata ai suoi ragazzi, azzerando i contatti con i media per ritrovare la concentrazione in vista della sfida contro la Lazio capolista. Una mossa d’altri tempi che testimonia l’alta tensione in casa avversaria. La Lazio di mister Gennaro Gattuso si troverà di fronte un ambiente ferito, chiuso nel più assoluto silenzio e costretto a vincere. I biancocelesti dovranno essere bravi a sfruttare il nervosismo dei padroni di casa, attesi a un bivio cruciale per il prosieguo della loro stagione.
L’elogio di Gattuso: “È sgamato, non mi fido”
Se all’ombra del Vesuvio regna il silenzio forzato, sulla sponda biancoceleste ci ha pensato il tecnico calabrese a tenere alta la guardia. In conferenza stampa, il tecnico Gennaro Gattuso ha speso parole di grande stima per il suo ex allenatore, allontanando con forza ogni calo di tensione: “Di Allegri non mi fido, è un allenatore sgamato ed esperto che di stress calcistico di certo non muore” – ha dichiarato Gattuso, sottolineando come l’allenatore del Napoli sappia trovare la massima lucidità proprio nei momenti di tempesta. Il mister ha poi concluso con un elogio sincero alla carriera del rivale: “è molto chiacchierato, ma io spero di fare almeno un quarto di quello che ha fatto lui in carriera”. Dichiarazioni che sanno di strategia, per evitare che la sua Lazio capolista scenda in campo con la presunzione di trovare un avversario già rassegnato al proprio destino.