Gabrielli: “Via le barriere se si tornerà a vivere lo stadio in maniera normale”

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Ai microfoni di Radio Radio, il Prefetto di Roma Franco Gabrielli ha parlato nuovamente della ‘questione Olimpico’. Queste le sue dichiarazioni: “Purtroppo è anche questo il prezzo del biglietto, chi ha compiti di responsabilità può diventare oggetto di queste contumelie. Io però non sono venuto qui per unire contro di me le tifoserie di Rome e Lazio, ma per affrontare un tema, quello delle curve, che è essenzialmente un problema di incolumità. Lo stadio è un luogo di pubblico spettacolo, non un luogo dove non esistono leggi e regole, e i comportamenti sono mutuati rispetto alle situazioni. Le barriere non sono di cemento armato e, se si tornerà allo stadio a vivere la partita in maniera normale, verranno tolte. Ieri vedevo del calcio internazionale e lì non esiste l’occupazione abusiva delle sedute, né l’occupazione delle vie di fuga. Non si vedono le immagini che si vedono nelle nostre curve, in particolare in quelle della Capitale. Mi rendo conto che in questo paese il concetto di responsabilità sia poco frequentato e utilizzato, ma io non dimentico mai di essere responsabile di quanto accade nei luoghi di pubblico spettacolo. E questo perché ho una responsabilità giuridica ma sopratutto morale. Tutti quelli che oggi si strappano le vesti perché stiamo provando a riportare la situazione alla normalità mi dicano a chi andremmo a chiedere conto se nelle curve ci fosse un morto o un ferito grave. Ve lo dico io: verrebbero a chiederlo a me, secondo quanto dice la legge. Trovo paradossale che, nel periodo di Mafia Capitale, ci si soffermi su un gruppo di persone che ha deciso di non andare allo stadio perché abbiamo reintrodotto delle regole“.

Il prefetto Gabrielli è intervenuto anche ai microfoni di Sky TG24: “Stiamo prendendo in considerazione che possano avvenire dei disordini durante il derby di Roma. In caso si verifichino spiacevoli episodi la risposta sarà repressiva per tutti i comportamenti lesivi dell’ordine pubblico e della sicurezza. Ovvio però che questo poi inevitabilmente andrà a restringere gli spazi di dialogo e di confronto fra le parti”.