Quando si parla di Claudio Lotito, il presidente della Lazio, ci si imbatte inevitabilmente in un mare di polemiche e interrogativi. Ultimamente, è tornato a far discutere la questione delle multiproprietà, un tema che sembra scottare come una padella sul fuoco. L’acquisto della Reggina in Serie D da parte del patron biancoceleste ha riacceso i riflettori sulla gestione delle società sportive in Italia, e la domanda sorge spontanea: il governo sta con chi?
Il neo ministro Abodi è stato recentemente interrogato sulla questione e non è sicuramente un caso che questa interrogazione arrivi in un momento in cui il regolamento attuale prevede l’abbandono delle multiproprietà entro la fine del 2028. E qui ci sorge un dubbio: Lotito, che ha sempre ostentato una certa autorevolezza, sta cercando una modifica per continuare a muoversi in questo contesto o è solo un tentativo di allungare la vita di strategie già in atto?
La situazione non è semplice. La multiproprietà, per molti club, rappresenta una via di emergenza in tempi di crisi economica, e non c’è da stupirsi se nomi illustri come Aurelio De Laurentiis (Napoli e Bari) si schierano dalla parte del “cambiamento”. Ma per i tifosi della Lazio, che hanno il sogno di vedere la propria squadra tornare a lottare per i vertici, tutto questo è inaccettabile. Come possono i biancocelesti puntare in alto con un presidente così impegnato a gestire più club? È una questione di ambizioni o di opportunità, quindi?
Cosa sappiamo sulle multiproprietà nel calcio
Le multiproprietà nel calcio sono un tema spinoso e, a dirla tutta, piuttosto controverso. Introdotte come una forma di sostegno per i club in difficoltà, queste situazioni sono oggi sotto esame. La normativa attuale prevede che, entro il 2028, nessun imprenditore possa possedere più di una squadra in campionati professionistici. Tuttavia, l’eccezione viene fatta per le squadre che militano in campionati inferiori. Ecco perché la mossa di Lotito di acquisire la Reggina è così decisiva: se dovesse riuscire a far cambiare le regole, il rischio è di vedere una proliferazione di situazioni simili, a discapito della competitività nel panorama calcistico italiano.
Tra i vari interrogativi che questa vicenda solleva, ce n’è uno che fa discutere: come influenzerà questa strategia le ambizioni della Lazio? I tifosi sono stanchi di assistere a manovre burocratiche, mentre desiderano solo vedere la loro squadra tornare grande. Ma con Lotito saldo al timone e spinto da altre ambizioni personali, la strada è in salita. In un contesto dove si pretende di tornare a competere con le big, non è chiaro se il futuro della Lazio possa realmente trovare slancio, o se rimarrà incastrato in una palude che ne frena la crescita.
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