Il presidente Ferrero a “Ballando con le stelle” per beneficenza

Il presidente della Lazio Lotito e quello della Sampdoria Ferrero

Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, ballerino per beneficenza. Il patron del club ligure molto probabilmente prenderà parte al format Rai “Ballando con le stelle”.

Nonostante non abbia ancora firmato nessun contratto con la TV pubblica Ferrero già ringrazia «il direttore generale della Rai Mario Orfeo e la conduttrice Milly Carlucci per l’opportunità». Intervistato da Vanity Fair il numero uno doriano ha dichiarato: «L’obiettivo della mia partecipazione è esclusivamente benefico. Con i soldi che mi darà la Rai, e se necessario con altri miei e della Sampdoria, voglio comprare almeno quattro autoambulanze attrezzate per bambini da regalare agli ospedali. A partire dal Gaslini di Genova col quale già collaboriamo con la Samp. Io non ho mire di fama, non vado in Rai per farmi notare, non ne ho bisogno. Me vogliono bene tutti, sono un uomo di cuore, semplice. Il motto è fa bene è scordati, fa del male e pensaci».

UN PROVETTO BALLERINO

Ma lei balla? «Come no. Se la ricorda Rita Pavone che cantava viva la pa-ppa-ppa? Ecco, io ballavo quella. A 15-16 anni stavo senza ‘na lira. Andavo al Bar Veneto di via Ostiense, dove c’era un juke box modernissimo. Là con 100 lire potevo mettere tre canzoni. Io facevo il tip tap. L’amico mio, sfacciato, rimediava qualche lira e ce ne andavamo al cinema. Se era andata bene, ci compravamo pure i mostaccioli, durissimi. Poi ho ballato il rock’n’roll, il cha cha, il tango. Facevo pure la spaccata. A casa sistemavo due sedie e mi esercitavo per distendere le gambe. Poi veniva mia madre da dietro e mi strigliava: “Va a studià”».

Dove andava la sera? «Ai Colletti Bianchi. Facevo il ballo del mattone, il gioco della scopa, il tango. Mi piacevano questi personaggi con le camicione e colletti enormi, mi sembravano dei ricconi. Per imitarli, prendevo i soldi che avevo messo da parte e andavo all’Ente comunale del consumo. Sceglievo le stoffe e mi facevo la camicia e i calzoni a campana, verdi. Ero un grande figo. Alto un metro, ma coi calzoni a campana. Se le conquistavo ballando? Macché, erano altri tempi, c’era il mito della verginità. Però avevo un vantaggio: ero bassissimo e per abbracciare le ragazze mettevo le mani attorno al fondoschiena… ero un po’ monello. Se ballo ancora? Certo. Sono un po’ arrugginito ma mi sto già allenando. Vado a correre la mattina, faccio ginnastica, seguo una dieta. E sto rimettendo le sedie per provare a fare la spaccata».

A 66 anni si mantiene bene: «Posso essere volgare? Me sto a grattà. Non vorrei che compro le ambulanze e una viene a pigliare me».

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