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PAGELLONE LAZIO 2017 — I difensori centrali

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I difensori della Lazio Luiz Felipe e Bastos si stringono la mano
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Al termine dell’anno solare 2017, ecco il pagellone della Lazio. Dopo aver dedicato la copertina del reparto difensivo a de Vrij, di seguito la prima parte della difesa biancoceleste

BASTOS  – Appena 5 presenze nella prima parte dell’anno solare che si aggiungono alle 6 del girone di andata, per un totale di 11 presenze in campionato con la maglia della Lazio. Nella stagione in corso invece, l’angolano è diventato praticamente un punto fermo (complice lo stop di Wallace) della difesa capitolina, scendendo in campo 13 volte e realizzando ben 3 gol, contro Genoa, Cagliari e Benevento. Qualche sbavatura di troppo, due errori grossolani contro Roma e Atalanta ma nel complesso il rendimento è positivo. Al Meazza contro l’Inter ha disputato una buona gara. BENE MA NON BENISSIMO. VOTO: 6,5

RADU — 10 stagioni in biancoceleste sono già una gran bella presentazione. Se a questo si aggiunge un rendimento sempre di alto livello, per di più a 31 anni suonati, allora il giudizio non può che essere positivo. Sballottato da una fascia all’altra, utilizzato sia come terzino che come esterno in un 3-5-2, quindi perfettamente assodato nell’attuale difesa a 3. Non ne sbaglia una, con De Vrij e Bastos sembra trovarsi perfettamente a suo agio, dà sempre l’anima e lotta su ogni pallone. Non ha trovato la via del gol nel 2017 a dispetto delle 2 reti del 2016, ma poco importa. Certo, l’età inizia a farsi sentire e lo scatto non è quello di un tempo, ma se Inzaghi non è disposto a rinunciarvi, un motivo ci sarà. La Lazio è la sua ragione di vita. STOICO. VOTO: 7

WALLACE — Un 2017 iniziato con un rendimento mediocre nel corso del girone di ritorno della stagione 2016/2017. La difesa però cambia volto troppo spesso. De Vrij non è al meglio, Radu cambi ruolo troppo spesso e Hoedt gioca a sprazzi. Ne va dunque della solidità difensiva e a non brillare è proprio il brasiliano ex Monaco. Certo, fa il suo e non combina danni ma il salto di qualità è ancora atteso. Nella stagione in corso viene fermato da un infortunio che gli permette di scendere in campo in appena 5 occasioni. Gettato nella mischia nel pirotecnico 3-3 di Bergamo, entra in confusione (complice probabilmente il lungo stop) e rischia di combinare la frittata, ma per fortuna sua e della Lazio Strakosha evita guai peggiori. DILIGENTE, MA PUÒ FARE DI PIÙ. VOTO: 6

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LUIZ FELIPE —  Per lui è ancora presto, difficile dare un giudizio, se non di incoraggiamento. Eppure nei 5 spezzoni di gara che Inzaghi gli concede il brasiliano classe ’97 fa il suo e l’impressione è che con qualche chance in più potrebbe mettere in mostra già da questa stagione le sue qualità. A ogni modo non c’è fretta. La Lazio se lo aspetta, la difesa regge e Luiz stra crescendo tra le sapienti mani di De Vrij e Radu. PROMETTENTE, IL RAGAZZO SI FARÀ. VOTO: 6

HOEDT – L’olandese nel 2017 ha giocato da gennaio a maggio con la casacca della Lazio. Poi in estate il trasferimento al Southampton “perche volevo gocare con più continuità“. Con queste parole ha detto addio alla Capitale. Prestazioni altalenanti e con l’esplosione di Bastos nel finale di stagione si è spesso accomodato in panchina. Margini di miglioramento c’erano, ma ha preferito i soldi della Premier League. AVIDO, VOTO 5

Stefano Ferrera

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LA NOSTRA STORIA Super Dino Zoff: il mito compie gli anni

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Dino Zoff ex allenatore di calcio

Il 28 febbraio 1942 nasce a Mariano del Friuli (GO) uno dei più grandi personaggi del mondo del calcio: Dino Zoff.

Inizia a giocare a pallone nella squadra del suo paese, la Marianese. Nel 1960 passa nella squadra riserve dell’Udinese, maglia con la quale esordisce in Serie A. L’anno successivo in Serie B diventa titolare inamovibile. Nel 1963 passa al Mantova per 30 milioni di lire restandovi per quattro stagioni. Nel 1967 Dino Zoff viene ceduto al Napoli per 120 milioni di lire più la vendita del cartellino di Claudio Bandoni. Con i partenopei gioca per cinque stagioni. Difende, ininterrottamente, la porta campana dalla gara di debutto in casa il 24 settembre 1967 alla sconfitta esterna subita contro l’Inter il 12 marzo 1972.

Nel 1972 viene ceduto alla Juventus. Con la squadra torinese resta fino al definitivo ritiro avvenuto nel 1983. A trenta anni diventa il numero uno dei bianconeri e, fino alla fine della stagione 1982-1983, è sempre presente in campionato. Alla sua esperienza con la società torinese sono legate tutte le vittorie con squadre di club ottenute sia da giocatore che da allenatore. In undici stagioni vinse per sei volte il titolo di Campione d’Italia, due Coppe Italia e una Coppa UEFA. Al termine della stagione 1982-1983, dopo la finale di Coppa dei Campioni persa ad Atene contro l’Amburgo, si ritira.

LA NAZIONALE

Con la maglia azzurra Dino Zoff conta in tutto 112 presenze. Ha vinto i Giochi del Mediterraneo nel 1963, il Campionato Europeo in Italia nel 1968 e il Campionato del Mondo in Spagna nel 1982. Figura nella Hall of Fame del Calcio italiano (2012), nella Walk of Fame dello Sport italiano nella categoria ‘Leggende’ nel 2015 e nelle ‘Leggende del calcio’ del Golden Foot nel 2004. È stato nominato nel 1992 Commendatore Onore al Merito della Repubblica Italiana e nel 2000 Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2003 l’Università di Cassino gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Scienze Motorie e Sportive. Nel 2014 ha pubblicato il libro “Dura un attimo, la gloria”.

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LA CARRIERA DA ALLENATORE

Dopo avere appeso gli scarpini al chiodo allena la Nazionale Olimpica. Nel 1988 va ad allenare la Juventus. Sulla panchina bianconera vi resta per due stagioni vincendo, nel secondo anno, la Coppa Italia e la Coppa UEFA. Vince a livello personale il premio Guerin d’Oro nella stagione 1989/90 e il Seminatore I.N.A. nel 1990. Il riassetto societario attuato dai vertici della società bianconera alla fine della stagione portò alla mancata conferma di Zoff in panchina nonostante le due coppe vinte.

L’ARRIVO ALLA LAZIO

Viene assunto dal presidente Gianmarco Calleri e diventa l’allenatore della Lazio. Le sue prime parole furono: “E’ per me un grande onore allenare la Lazio”. Rimane sulla panchina biancoceleste per quattro stagioni riuscendo a riportare la squadra in Coppa Uefa. Nel 1994 la Lazio ingaggia come allenatore Zdenek Zeman. Il patron, nel frattempo divenuto Sergio Cragnotti, offre allora al precedente tecnico la carica di Presidente della Lazio. Nel 1996/97 però la società esonera Zeman e richiama Dino in veste di allenatore. Vince il premio Guerin d’Oro come presidente nel 1996/97 e la stagione successiva. Nel 1997/98 la società assume Sven Goran Eriksson e Zoff torna a fare il presidente.

Ricopre tale carica fino a dopo i Mondiali in Francia del 1998, quando diventa Commissario Tecnico della Nazionale Italiana. Nel Campionato europeo del 2000 perde, a causa di un golden gol di Trezeguet, la finale contro la Francia e a seguito delle critiche del Presidente del Consiglio Berlusconi si dimette dall’incarico e torna alla Lazio come Vice Presidente. Nel 2001, per l’ennesima volta, quando Eriksson diventa CT dell’Inghilterra, la società lo richiama in panchina. Confermato per la stagione successiva viene esonerato alla terza giornata e sostituito da Alberto Zaccheroni. Nel gennaio 2005 viene ingaggiato dalla Fiorentina, che conduce alla salvezza. Al termine della stagione si ritira definitivamente dal mondo del calcio.

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