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LA NOSTRA STORIA – Tommaso Maestrelli: un allenatore, un padre… un Maestro

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Tommaso Maestrelli il "maestro" allenatore del primo scudetto della Lazio del 1973-74

Tommaso Maestrelli: un allenatore, un simbolo, un padre… un Maestro.

Nel cuore di ogni tifoso della Lazio c’è un posto riservato a lui, per forza. È uno di quei personaggi che riesce a battere il tempo e lo spazio, che rimane nella memoria di chi lo ha vissuto ma allo stesso tempo entra nel cuore di chi lo ha imparato a conoscere solo tramite i racconti dei genitori e gli speciali alla TV. È il buono che sa essere duro, ma anche il duro dal cuore d’oro. La Lazio dei primi anni ’70, la sua Lazio, è una squadra che ha fatto la storia. Perché ha vinto, certo, ma soprattutto per come ha vinto. Prima la promozione in serie A, poi lo scudetto sfumato per un soffio e infine l’apoteosi. Il primo scudetto della storia biancoceleste. Chi è Tommaso Maestrelli? Per capire la sua grandezza bisogna sentire i commenti di chi laziale non è. Una persona così infatti riscuote successo tra laziali e romanisti, juventini e milanisti, appassionati di calcio e non. Lui, figlio di un dirigente delle Ferrovie dello Stato, cambiò città spesso fino a che le sue radici non si instaurarono a Bari. Da calciatore fu un centrocampista centrale, uno di quei giocatori che allenavano già in carriera, come fosse un predestinato. Sempre da Bari partì poi la sua avventura da allenatore che sbocciò ed esplose nella capitale, sponda biancoceleste. Il suo spogliatoio era pieno zeppo di personalità importanti, anche invadenti talvolta ma lui, usando carota e bastone, ne unì gli intenti e il risultato fu incredibile. Per quel gruppo di ragazzi fu un padre prima che un allenatore, per il popolo laziale fu (ed è ancora) un idolo e un condottiero. Oggi, 42 anni dopo la sua prematura scomparsa, è ancora punto di riferimento per chiunque si affacci a Formello e simbolo di lazialità per un popolo che non lo ha mai dimenticato e mai lo dimenticherà. Siamo certi che, seduto su una nuvola, ancora oggi guarda interessato e gode guardando la sua Lazio. “Daje aquilotti nun se pó sbaglià, su c’è er maestro che ce sta a guardà.

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Correa Luiz Felipe, l’argentino si difende

Correa Luiz Felipe, l’argentino dell’Inter si difende

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Correa Luiz Felipe, l’argentino dell’Inter si difende

Correa Luiz Felipe, l’argentino in una storia Instagram si difende dagli attacchi. Correa rammaricato dice :”Non vorrei fosse mai successo“, ma allo stesso tempo si difende : “Sicuramente il mio amico Luiz Felipe ha sbagliato, il gesto e il movimento e poi a caldo quella è stata la mia reazione“.

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BUU RAZZISTI A DUMFRIES, COSA RISCHIA LA LAZIO ?

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Buu razzisti a Dumfries, cosa rischia la Lazio ?

Buu razzisti a Dumfries, ora il tifoso e la Lazio rischiano

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Buu razzisti a Dumfries, ora il tifoso e la Lazio rischiano

Buu razzisti a Dumfries. Spiacevole episodio nel corso di Inter Lazio, nel quale uno spettatore sugli spalti ha offeso con degli ululati il calciatore di colore dell’Inter.

COSA RISCHIA LA LAZIO ?

Il tifoso se tale lo possiamo definire già incastrato dalla prova tv ora rischia il daspo, mentre per la Lazio si andrebbe verso una multa come successo in occasione di Fiorentina Napoli.

ABBRACCIO LUIZ FELIPE CORREA : LA RICOSTRUZIONE

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Abbraccio Luiz Felipe Correa, il brasiliano fa chiarezza sull’accaduto

Abbraccio Luiz Felipe Correa. Il brasiliano fa chiarezza sui social

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Abbraccio Luiz Felipe Correa: in un post sui social, il difensore biancoceleste fornisce la sua versione dei fatti.

L’abbraccio Luiz Felipe Correa è stato indubbiamente tra gli episodi che maggiormente hanno movimentato il dopo partita di Lazio-Inter. Il centrale di Sarri, forse un pò troppo gasato dalla vittoria sui nerazzurri, ha deciso di esultare saltando sulle spalle dell’ex compagno. Il quale non ha però gradito, allontanandolo in malo modo. A questo punto, è intervenuto l’arbitro, che ha interpretato il gesto del brasiliano come uno sfottò e ha estratto nei suoi confronti il cartellino rosso. Il difensore ha dunque lasciato il campo in lacrime, chissà se più per la sanzione, durissima, o per il comportamento del Tucu. Per fare chiarezza, questa mattina lo stesso centrale è intervenuto sul suo profilo Instagram.

Innanzitutto ha specificato che il gesto non era contro l’Inter: “Ho un grandissimo rispetto per i nerazzurri e per tutti gli altri club. Siamo tutti professionisti, che lavorano per perseguire degli obiettivi, e non ci mancheremmo mai di rispetto“. Poi sui motivi dell’esultanza, ha aggiunto: “Tucu è uno dei grandi amici che il calcio mi ha regalato. Le nostre famiglie sono amiche e siamo sempre stati molto uniti“. Ma ammette di essere andato oltre: “Volevo abbracciarlo e scherzare sul risultato, ma mi sono emozionato. Non mi sono reso conto che non era il momento migliore nè il luogo adatto“. Inevitabile dunque la richiesta di perdono: “Chiedo scusa a chiunque si sia sentito offeso. Ribadisco però di non aver cercato di essere irrispettoso nei confronti di lui, degli altri atleti, dell’Inter o dei suoi tifosi“. Si è trattato, a suo parere, di “un atto innocente”, dettato da “un grande affetto per Tucu”. E proprio a quest’ultimo si rivolge in conclusione: “Ti amo mano (fratello ndr)“.

MA ADESSO E’ EMERGENZA DIFESA

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