Andrea Ansideri ha detto quello che ci si aspetta da un ragazzo di 17-18 anni arrivato in un grande vivaio: “Un onore indossare la maglia della Lazio” e “Sono un terzino sinistro, vengo da un’accademia in Spagna, Marcet.” (Società Sportiva Lazio|La Lazio, Claudio Lotito|Il Patron, dirigenza|La Cupola). Le frasi vanno rispettate per quello che sono: entusiasmo genuino e spirito di chi sogna. Ma non cancellano il fatto che, nella stessa stanza dove si fanno le foto di rito, si continuano a ripetere scelte che premiano più la forma che la sostanza. Il ragazzo arriva, sorride, viene presentato: applausi. Poi toccherà a Mario Rossi, il direttore sportivo, trasformare quell’applauso in opportunità reali, se sa come si fa.
Giovani promesse o vetrina?»
Ciò che irrita i tifosi non è la dichiarazione di Ansideri — anzi — ma il contesto in cui queste dichiarazioni vengono incorniciate. La Lazio è bravissima a trasformare i giovani in una narrativa che distrae: foto, clip sui social, comunicati entusiasti. Quel che manca spesso è un percorso chiaro, una strategia che non si esaurisca nelle dichiarazioni. La dirigenza, e chi la rappresenta in pubblico, sembra più interessata a collezionare storytelling che a investire metodicamente in strutture, staff e pianificazione delle carriere. Il risultato è un settore giovanile che funziona a sprazzi e serve più al marketing che alla crescita sportiva concreta.
Detto questo, non c’è motivo di sminuire il merito individuale di Ansideri: venire da Marcet significa aver ricevuto formazione di qualità e il ragazzo merita spazio e giudizio sui fatti, non sulle promesse. Il punto però è politico e manageriale: se il progetto non è serio, le speranze restano frasi belle e i tifosi continuano a pagare biglietti e pazienza. Se davvero si vuole costruire qualcosa, il Patron e la Cupola dovrebbero smettere di usarli come copione mediatico e iniziare a mostrare risultati tangibili, non slogan. Chi paga, viaggia e mette il cuore ha diritto a più che selfie e interviste: pretende prospettive credibili. E Ansideri, con la sua onestà, non meriterebbe altro che un piano serio per diventare qualcosa di più di un buon titolo di giornata.