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Bruno Giordano ricorda Maestrelli e la Lazio degli anni ’70: un gruppo di talento e carattere indimenticabile

Di Redazione Digitale13 Agosto 2026 - 15:1830 secondi fa 2 min di lettura
Bruno Giordano ricorda Maestrelli e la Lazio degli anni ’70: un gruppo di talento e carattere indimenticabile

Bruno Giordano celebra i suoi 70 anni regalando ai tifosi biancocelesti un prezioso racconto sulla Lazio degli anni Settanta, una squadra che ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore di chi ama il calcio romano. L’ex attaccante, simbolo di un’epoca fatta di talento e carattere, ripercorre con passione quei momenti che hanno segnato la sua carriera e la storia del club capitolino.

Il cammino di Giordano con la maglia biancoceleste decolla grazie alla lungimiranza di Tommaso Maestrelli, l’allenatore che scoprì in lui qualità nascoste e lo trasformò da esterno d’attacco a vero e proprio centravanti. “Era come un falso nueve ante litteram,” rivela, “e quando Chinaglia partì per l’America, prese la maglia numero 9 e me la affidò. Fu un esordio da centravanti con gol, a Firenze, appena alla seconda giornata.”

Ma non è solo il ruolo tecnico a rendere speciale quella Lazio, bensì lo spirito di gruppo che la caratterizzava. Giordano definisce la squadra una vera e propria “Lazio delle canaglie”, una compagine con un’identità forte, tanto dentro quanto fuori dal campo. “In allenamento la tensione era altissima, ci scontravamo duramente, ma la domenica usciva in campo una squadra che combatteva con personalità incredibile, un gruppo unito da una determinazione pazzesca, in campo e in panchina.”

Nel ricordare i derby di Roma, che sono da sempre appuntamenti carichi di significato e rivalità, l’ex bomber sottolinea la dimensione umana oltre quella agonistica. I confronti con le leggende giallorosse come Bruno Conti e Agostino Di Bartolomei sono rimasti legami profondi, nonostante la sfida serrata sul terreno di gioco. “Con Manfredonia e Di Bartolomei eravamo fratelli su sponde opposte,” racconta, “l’addio di Di Bartolomei è stata una ferita dolorosa, era un uomo e un calciatore straordinario.”

Un racconto che, come emerge dalla ricostruzione di www.lazionews24.com, non si limita alla nostalgia ma offre uno sguardo sincero su un’epoca in cui la Lazio cresceva in carattere e ambizione, plasmata da giocatori capaci di unire talento e cuore. Il passato si fa così testimonianza di un’identità biancoceleste forte, un cuore pulsante che ancora oggi ispira la squadra e i suoi tifosi.

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