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Gattuso dopo Lazio-Avellino: serve un salto di qualità, Taylor già fuori dai giochi dopo 30 minuti

Di Vittorio Chirico1 Agosto 2026 - 14:0130 secondi fa 3 min di lettura
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Gattuso dopo Lazio Avellino: «Dobbiamo alzare l’asticella. Taylor? Per me si è chiuso tutto dopo mezzora»

Gattuso non si nasconde: “Lazio a buon punto, ma la strada è tutta in salita”

Il 6-3 inflitto all’Avellino in amichevole a Formello ha acceso un po’ di entusiasmo, ma Gennaro Gattuso ha subito messo i piedi per terra. Il tecnico della Lazio sa bene che i tifosi vogliono vedere quella Lazio pronta a lottare ad ogni partita, capace di rispecchiare grinta e identità su cui ha costruito il suo progetto. Eppure, dopo la bella prova contro i campani, Gattuso non ha voluto nascondere le tante cose ancora da sistemare.

«La squadra sta iniziando a fare quello che vogliamo: pressione alta, squadra alta, uomo su uomo sulla costruzione dal basso», ha detto con chiarezza, senza lasciare spazio a illusioni. Il tecnico però non ha negato che manca ancora il salto di qualità: «Qualcosa ci manca, il livello va alzato. Stiamo lavorando bene, ma ora serve intensità, ritmo e qualità superiori.»

Nelle parole di Gattuso affiora la consapevolezza di un gruppo che sta crescendo, specie sul piano fisico, ma che deve ancora trovare quella scintilla per essere davvero competitivo in Serie A. Per la piazza biancoceleste questo significa che la fase preparatoria procede, ma la domanda che si fa è: la Lazio riuscirà a fare quel salto decisivo che la allontani dalle amarezze degli scorsi anni?

Il tecnico non si è sottratto nemmeno a un commento sul recente caso Taylor, con quel piccolo guizzo di polemica verso chi ha voluto gonfiare la vicenda: «Per me dopo mezz’ora era tutto chiuso, tutto superato.» Una presa di posizione netta che però lascia intuire come, a Formello, certe tensioni restino un fastidio da smaltire rapidamente per non perdere il filo del lavoro.

Gattuso ha poi voluto ricordare sportivamente una leggenda del calcio, Franco Baresi, facendo emergere la sua passione per il gioco e il rispetto per chi ha scritto la storia: «Era il capitano, parlava poco ma quando lo faceva non sbagliava mai. Rimarrà per sempre un’icona.» Un omaggio che dimostra quanto il tecnico voglia trasferire dentro la Lazio quella stessa identità di uomini duri, compatti e simbolici.

L’intenso confronto con Alessandro Nesta, che rimane un punto fermo nel mondo biancoceleste, conferma come Gattuso voglia circondarsi di persone che parlano lo stesso linguaggio di grinta e professionalità. «Il nostro rapporto è forte – dice – lui è tranquillo, io sanguigno, ma ci confrontiamo spesso, è un compagno a cui voglio bene.»

In attesa di vedere se questi segnali si tradurranno in risultati concreti, resta però un senso di urgenza nella voce di Gattuso. E si capisce bene perché: dopo un’estate che ha frullato dubbi e incertezze, arrivare al via della stagione competitiva senza quella cattiveria in più sarebbe un rischio che la Lazio non può permettersi. La pressione sale, lo sa anche Gattuso.

Ecco perché, dietro al sorriso per il successo nell’amichevole, si intravede un messaggio chiaro: la Lazio non è ancora pronta, serve alzare l’asticella e farlo subito. Il popolo biancoceleste aspetta di vedere una squadra capace di interpretare il mondo di Gattuso con orgoglio e lucidità, senza sconti.

La domanda, adesso, è inevitabile: basteranno questi venti giorni intensi per correggere il tiro e accendere davvero la luce che la Lazio attende da troppo tempo? I tifosi osservano, con quel misto di speranza e scetticismo che solo chi ama questo club può avere. A Formello ora servono risposte, non più parole. Perché in casa Lazio certe attese non possono durare all’infinito.

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