Ultima amichevole, vecchi vizi: la Lazio va a Frosinone e il tifoso resta a guardare
La partita amichevole contro il Frosinone non è una semplice sgambata estiva: è l'ultimo pezzo di un mosaico che dovrebbe dire quanto la Società Sportiva Lazio|La Lazio sia pronta per l'avvio della stagione. Che si tratti della sesta o della settantesima amichevole, però, la sostanza per i tifosi è la stessa: la squadra di Gennaro Gattuso|Ringhio va in campo per prendere ritmo, ma chi paga biglietti e abbonamenti desidera anche risposte su progetto, concretezza e rispetto della propria passione. Non è un dettaglio secondario che il fronte societario—dalla politica dei comunicati alla scelta dei palinsesti—spesso lasci i sostenitori a cercare dove vedere la partita, invece di metterli al centro delle priorità.
Il sipario delle amichevoli e la distanza del club
Non è un segreto che la gestione di Claudio Lotito|Il Patron e della dirigenza abbia abituato a un copione fatto di prodotti commerciali e belle parole: amichevoli, cene, eventi e annunci che spesso sembrano rivolti più a un pubblico di sponsor che ai tifosi sugli spalti. Nel mezzo ci sono i giocatori e il lavoro dell'allenatore, ma anche le scelte del direttore sportivo. Con il ruolo di mercato in mano a Mario Rossi|Il DS, la curiosità è su come sia stata programmata la preparazione: il campo è l'unico arbitro che conta, ma senza una comunicazione trasparente sullo stato della rosa—e vale la pena ricordarlo—anche l'addio di nomi simbolo come quello di Ciro Immobile è un elemento che pesa sulla percezione collettiva. Non si chiedono drammi, si chiedono rispetto e chiarezza.
Il problema pratico che si ripresenta è semplice: quando e come il tifoso può seguire l'amichevole? In assenza di informazioni chiare rischia di prevalere la sensazione che tutto sia pensato per apparire e non per coinvolgere. La critica non è alla scelta di giocare a Frosinone—le sgambate servono—ma al modello che mette al centro l'immagine e non la comunità che tiene la squadra in vita con abbonamenti, trasferte e sacrifici. Volere uno streaming accessibile o una copertura televisiva dignitosa non è sindacalismo da stadio, è chiedere che il calcio non rinunci alla sua funzione sociale minima: essere condiviso.
Se davvero questa è l'ultima prova prima dell'esordio ufficiale, servirebbe che Società Sportiva Lazio|La Lazio cambiasse atteggiamento: meno rituali di vetrina e più concretezza nel rapporto con i tifosi. Altrimenti l'amichevole a Frosinone rimarrà soprattutto l'ennesima occasione sprecata per dimostrare che la squadra conta più di chi la governa dall'alto. E alla fine, la domanda resta: chi lavora per la Lazio—allenatore, staff, giocatori—sa per chi è chiamato a giocare davvero oppure il calcio moderno ha già vinto la partita più importante, quella con i suoi tifosi?