Il risarcimento che rivela il problema di fondo: opacità e privilegi nel calcio europeo
Secondo un articolo pubblicato in Gran Bretagna e poi ripreso da un sito italiano, la UEFA avrebbe versato un risarcimento a sei cifre a una persona definita dalla ricostruzione giornalistica come «l’amante» di Gianni Infantino. Si tratta per ora di una segnalazione che circola sui media: non trasformiamo supposizioni in sentenze. Ma il punto non è solo stabilire se e quanto sia stato pagato, bensì chiedersi perché in un organismo che gestisce decine di miliardi e decide regole fondamentali per lo sport non esistano procedure trasparenti immediate per chiarire simili passaggi.
La domanda che nessuno sembra porre
Se la notizia fosse confermata, più che il pettegolezzo viene il sospetto — legittimo e politico — di un sistema che preferisce gli accordi riservati e i risarcimenti discreti alla luce pubblica e ai controlli. Nel calcio moderno i conti tornano spesso nei comunicati ufficiali, mentre le ombre sul comportamento delle istituzioni restano nelle pagine dei giornali. I tifosi pagano abbonamenti, biglietti, trasmissioni, gli Stati e gli sponsor mettono risorse, e il minimo che si possa chiedere è una governance che renda conto dei flussi di denaro e delle scelte etiche: non un silenzio ben oliato che protegge l’immagine a scapito della trasparenza.
Criticare non significa inventare reati o condannare persone senza processo: significa invece pretendere regole chiare, verifiche indipendenti e la pubblicazione degli atti che giustifichino spese straordinarie. Se un organismo come la UEFA paga somme importanti al di fuori di meccanismi noti, allora è l’oggetto dell’indagine che deve cambiare, non la narrazione che minimizza. Chi governa il calcio non può invocare l’autonomia quando fa comodo e nascondersi dietro il segreto quando le sue scelte diventano scandalo pubblico.
Alla fine resta una domanda semplice e urgente per chi ama questo sport: vogliamo continuare a difendere un sistema che si regge su privilegi e opacità, o pretendere un cambiamento vero? Non è una questione di gossip, ma di credibilità. Se la vicenda è infondata lo dimostrino i fatti e i documenti; se invece contiene verità, servono risposte immediate e misure di responsabilità. I tifosi non sono clienti da blandire con campagne marketing: meritano un calcio che non abbia paura della luce del sole.