La Fabbrica Biancoceleste fa le prove d’orchestra: tra assenti eccellenti e silenzi della Corte
Convocati, assenze e la sensazione di déjà‑vu
Questa sera, nell'ultima amichevole pre‑campionato contro il Frosinone, Gattuso porta a referto una lista che racconta più omissioni che certezze. La squadra, per la quale qui useremo l'etichetta critica «La Fabbrica Biancoceleste», arriva a questa prova con giocatori convocati e una serie di assenti che non possono essere liquidati come semplici numeri. L'ultimo nome saltato è quello di Tavares; prima di lui erano già fuori Gigot, Patric, Pellegrini, Przyborek, Cataldi, Isaksen e Artistico. La lista dei presenti (Mandas, Motta, Renzetti tra i portieri; R. Bordon, Doekhi, Floriani M., Lazzari, Marusic, Pedraza, Provstgaard, Romagnoli in difesa; Belahyane, Dele‑Bashiru, Farcomeni, Galassi, Rovella, Taylor a centrocampo; e poi Cancellieri, Dia, Noslin, Ratkov, Sana Fernandes, Serra, Zaccagni in attacco) è solida sulla carta, ma la trama che la circonda è più preoccupante della sostanza.
La situazione impone qualche domanda a cui la società non ha dato risposte chiare. Perché a ridosso dell'inizio ufficiale bisogna ancora fare i conti con forfait multipli? Si tratta di infortuni, scelte tecniche, questioni logistiche o priorità comunicative della dirigenza? Il tifoso medio, quello che paga abbonamenti e trasferte, non cerca complotti ma chiarezza: quando un club programma un precampionato serio, vuole un orizzonte e condizioni chiare per giudicare la rosa. E invece si ritrova a guardare una sfilata di nomi mancanti e a sentirsi un cliente in attesa del prodotto promesso.
- Assenti dichiarati: Tavares; Gigot; Patric; Pellegrini; Przyborek; Cataldi; Isaksen; Artistico.
Le responsabilità dell'apparato non possono essere scaricate solo sull'allenatore: Gattuso fa quello che può con ciò che ha, ma il montaggio del cast, i tempi di mercato e la gestione delle comunicazioni coinvolgono anche il direttore sportivo e la dirigenza del club. Alcuni tifosi e osservatori imputano alla società scelte di comunicazione poco trasparenti o tempistiche discutibili; sono però ipotesi che richiedono chiarimenti ufficiali prima di essere date per certe. Criticare queste scelte non è un complotto, è rivendicare il diritto dei sostenitori a capire per chi spendono soldi e tempo.
Si può essere pragmatici: in campo giocheranno i convocati e si vedrà cosa vale la squadra. Ma chi resta fuori non è solo un dettaglio tecnico: è un indicatore della serietà del percorso preparatorio. Se «La Fabbrica Biancoceleste» vuole ridare ossigeno alla passione, deve cominciare a trattare i tifosi da interlocutori, non da pubblico al quale mostrare numeri prestabiliti. E se la dirigenza continuerà a preferire il copione rassicurante al confronto vero, la delusione rischia di essere tanto sportiva quanto civile. Chi paga vuole risposte, non promesse di cartapesta: le avremo prima che suoni il primo fischio ufficiale?