Maglie e fumo: perché i numeri della Lazio raccontano più il business che la squadra
Quando la Società Sportiva Lazio|La Società decide di svelare i numeri di maglia per la nuova stagione, molti tifosi si aspettano una semplice lista: nome e numero, qualche nostalgia e il solito battibecco sui cambi. Invece quello che arriva è spesso un piccolo spettacolo di immagine e marketing, una scenografia che racconta molto più delle scelte tecniche e meno della passione che dovrebbe legare squadra e tifoseria. Che la lista compaia su un sito come fonte informativa non cambia la sostanza: dietro quel numeretto possono nascondersi scelte di comunicazione, promozioni commerciali e, non di rado, l’ultimo colpo di teatro della dirigenza|La Dirigenza.
La stagione che si apre ha un elemento nuovo e non banale: l’assenza di Ciro Immobile, un elemento che non è solo una casella vuota nell’elenco, ma un vuoto simbolico. Lasciare libero un numero o assegnarlo subito a una nuova figura ha un significato: si può scegliere di rispettare una pagina di storia o trasformarla in un oggetto di vendita. Il direttore sportivo Mario Rossi, chiamato a ordinare la squadra sul campo, si trova invece a dover gestire anche questa liturgia plastificata. Qui la critica non è contro singoli giocatori — che vanno e vengono — ma verso chi trasforma tradizione e passione in routine comunicativa senza consultare minimamente il pubblico che paga biglietti e abbonamenti.
Numeri come scenografia
Il vero nodo è culturale: nel calcio moderno i numeri diventano merchandising prima ancora che identità. Si decide il marketing, si costruisce la storia con il reparto comunicazione e si presenta il tutto come se fosse un atto naturale. Ma naturale non è. È una scelta. E quando a prendere decisioni è chi ha usualmente mostrato una distanza netta dalle istanze dei tifosi — si pensi soprattutto a Claudio Lotito|Il Patron e al suo corso di gestione — il sospetto che sia tutto pensato per alimentare introiti e immagine cresce legittimo. Non si tratta di demonizzare il ritorno economico: il calcio è anche industria. Il problema è quando economia e spettacolo cancellano la voce di chi la Lazio la vive davvero, sugli spalti e nelle trasferte.
Gattuso arriva con l’allenamento da fare sul campo e con una realtà organizzativa che spesso preferisce l’effetto faro al lavoro di fondo. Se l’allenatore dovrà costruire una squadra coesa, la priorità della Società Sportiva Lazio|La Società dovrebbe essere fargli trovare un progetto serio, non solo una campagna di comunicazione sul nuovo kit o sulla consegna dei numeri. I tifosi sanno riconoscere la differenza tra promesse a parole e investimenti concreti: stipendi, strutture, attenzione alle giovanili contano più di una foto patinata con la maglia numerata.
Alla fine la domanda resta semplice e brutale: vogliamo che i numeri raccontino ancora la nostra storia o preferiamo che fungano da etichette per vendere gadget e illudere l’elettorato sportivo? Se la risposta è la seconda, allora va bene così; ma chi paga e vive la Lazio in prima persona ha diritto a un’altra distanza dalla scenografia. E se la dirigenza|La Dirigenza e Claudio Lotito|Il Patron continuano a scegliere priorità diverse, pazienza: i tifosi se lo ricorderanno, maglia numerata o no.