Svincolati come toppa: la Lazio cerca l’attaccante fra scialuppe e piani B
Non c’è niente di epico nel chiamare uno svincolato “soldato di riserva”. Eppure è quello che succede quando la Società Sportiva Lazio affronta il tema più semplice e più doloroso per i tifosi: il centravanti che segni. Ancora una volta, al posto di un progetto chiaro e di una scelta con coraggio, arrivano sondaggi esplorativi e nomi da catalogo. Secondo Matteo Moretto la pista che porta a Joselu, appena svincolato dall’Al-Gharafa, è stata perlustrata più che perseguita: interesse, valutazioni, niente più. È la foto di una gestione che preferisce tamponare piuttosto che costruire.
Il profilo: esperienza sì, leadership forse no
Joselu arriva con un pedigree che non si può sminuire: gol in carriere importanti, tappe come l’Real Madrid e una dimensione fisica utile per l’area di rigore. Sono fatti che pesano, e il fatto che sia svincolato lo rende appetibile sul piano economico per una società che dice di voler tenere i conti in ordine. Ma i fatti dicono anche che il discorso, al momento, non è andato oltre una telefonata esplorativa: è descritto come opzione di emergenza, un piano B nel caso saltasse la trattativa per Ivanovic - operazione che, secondo le ricostruzioni, coinvolge il Benfica e un prestito con diritto di riscatto.
La triste verità è che la società sembra privilegiare l’equilibrio di bilancio alla scelta che darebbe un’identità all’attacco: prima Ivanovic, poi le alternative. Sullo sfondo restano anche Andrea Pinamonti e Santiago Gimenez, nomi seri ma non necessariamente la soluzione ai problemi di fondo. Nel mezzo, Gennaro Gattuso chiede gol e testa, mentre i vertici del club provano a districarsi tra opportunità e limiti di spesa: la dirigenza fa quello che sa fare meglio secondo molti tifosi, cioè ponderare, scherma e rimanda. Il risultato è una sensazione diffusa di prudenza che sfocia in mancanza di visione.
Se c’è un problema più grande del singolo nome è la mentalità che guida le scelte: una versione del calcio moderno dove il mercato è panettiere e il tifoso è cliente minorenne. Continuare a trattare il ruolo più rilevante dell’attacco come una coperta corta da rimboccare all’ultimo istante non è solo scarsa ambizione: è dilettantismo organizzato, dicono molti sostenitori. I tifosi chiedono un centravanti che provi a cambiare le sorti di una partita, non qualcuno che metta in soffitta le speranze finché non si trova un affare “a costo zero”. E allora la domanda resta: la proprietà e la dirigenza hanno intenzione di scegliere o preferiranno continuare a navigare a vista con piani B a buon mercato?