Fabiani respinge la tesi dei “pagherò”: “Non sono cambiali, ma contratti come tutti”

 

Nel corso della conferenza stampa a Lazio Style TV, il direttore sportivo biancoceleste Angelo Fabiani è tornato sul tema più delicato dell’ultima sessione di mercato: gli impegni economici presi dalla Lazio con i club che hanno ceduto giocatori in prestito con diritto di riscatto. Un giornalista ha usato il termine “pagherò” per descrivere questi accordi, sollecitando Fabiani a chiarire la solidità finanziaria della società anche per le prossime stagioni.

La domanda: quanto pesano i “pagherò” sul futuro della Lazio

Il quesito posto al direttore sportivo riguardava gli impegni assunti dal club per il prossimo anno nei confronti dei giocatori arrivati in prestito con diritto di riscatto, chiedendo se la Lazio, indipendentemente dall’andamento della stagione in corso, sarebbe stata comunque in grado di onorare quegli accordi.

La replica di Fabiani: “Non chiamateli pagherò”

Fabiani ha reagito subito al termine utilizzato, ritenendolo fuorviante e improprio per descrivere la natura degli accordi stipulati dal club. Ha respinto con decisione l’idea che si tratti di promesse di pagamento sospese nel tempo, paragonabili a delle cambiali: secondo il diesse, si tratta invece di normali contratti depositati in Lega, che vanno semplicemente rispettati e riscattati secondo le clausole previste, esattamente come avviene per qualsiasi altra operazione di mercato in tutto il mondo del calcio.

Per rafforzare il concetto, Fabiani ha usato un’immagine efficace: pagare “con la mano destra” o “con quella sinistra” non cambia la sostanza dell’operazione. In altre parole, la forma tecnica del pagamento (dilazionato, legato al riscatto, condizionato al rendimento) non altera la natura dell’impegno, che resta comunque un contratto vincolante e non un debito sospeso o a rischio.

Nessun passo più lungo della gamba

Il passaggio più netto della risposta riguarda proprio la prudenza gestionale della società. Fabiani ha respinto categoricamente l’idea che la Lazio abbia ecceduto nelle proprie possibilità economiche, sottolineando di non aver mai fatto un passo più lungo della gamba. Ha rivendicato la piena consapevolezza, al momento della firma di ogni accordo, che gli impegni presi non si sarebbero mai trasformati in problemi di solvibilità: se la società ha scelto di strutturare operazioni con pagamenti dilazionati o legati a riscatti obbligatori o condizionati, lo ha fatto sapendo di poterli onorare.

Il direttore sportivo ha anche ricordato che ogni operazione di mercato viene decisa collegialmente, coinvolgendo la proprietà, l’area contabile e la segreteria generale, proprio per garantire che i conti tornino sempre e che non si generino squilibri difficili da gestire in futuro.

Il paragone con le altre società

Un punto centrale della difesa di Fabiani è il paragone con il resto del calcio europeo: pagamenti dilazionati, obblighi di riscatto e clausole condizionate al rendimento sportivo sono strumenti utilizzati da qualsiasi club, non un’anomalia laziale. Da qui la scelta di derubricare il termine “pagherò”, percepito come allarmistico, a favore di una lettura più tecnica e ordinaria: contratti regolarmente depositati, che rientrano nella normale prassi di mercato.

Il possibile “paracadute”: le cessioni

Alla domanda diretta se la Lazio sarà costretta a vendere giocatori della rosa per riscattare quelli arrivati in prestito, Fabiani non ha escluso la possibilità, ma l’ha inquadrata come opportunità più che come necessità imposta dai conti. Ha fatto l’esempio di Guendouzi, spiegando che un’eventuale cessione andrebbe letta come un potenziamento economico da reinvestire, non come una vendita forzata per coprire impegni pregressi. Ha inoltre ricordato che alcune cessioni nascono dalla volontà dei giocatori stessi di cambiare aria di fronte a offerte importanti, situazioni che la società valuta caso per caso insieme a tutte le componenti coinvolte.

In sintesi

Per Fabiani, dunque, non ci sono “pagherò” sospesi sul futuro della Lazio, ma contratti regolari, sostenibili e pianificati con cognizione di causa, in linea con quanto fa qualsiasi club professionistico. Un messaggio chiaro rivolto a tifosi e osservatori: la società, a suo dire, ha sempre onorato ogni impegno preso e continuerà a farlo, senza aver mai ecceduto le proprie possibilità economiche.