Non basta la rivalutazione del centro sportivo di Formello per risolvere i problemi finanziari della Lazio, anzi, come espresso oggi sulle pagine de Il Tempo siamo di fronte ai numeri peggiori dell’era Lotito. Il bilancio del club al 30 giugno 2026 evidenzia una gestione economica complessa, in cui i conti condizionano strettamente la competitività sportiva. Nonostante la riduzione delle perdite a 10 milioni di euro, favorita da 39 milioni di plusvalenze e da un indennizzo straordinario di 20 milioni, i ricavi strutturali rimangono deboli e pesano sull’andamento societario.
Il dato più critico riguarda l’indebitamento finanziario netto, salito alla cifra record di 126 milioni di euro, il livello più alto della gestione ultraventennale del patron Claudio Lotito. Questo incremento è legato al piano di rientro dei debiti tributari del periodo Covid e al massiccio ricorso a linee di credito autoliquidanti, che rappresentano quasi il 90% delle passività finanziarie. Parallelamente, la liquidità piange ed è scesa al minimo storico di 1,8 milioni, portando l’indicatore di liquidità sotto la soglia di 0,2.
Sul fronte patrimoniale, il patrimonio netto ha toccato il valore record di 177 milioni di euro. Questo balzo non deriva da ricapitalizzazioni, bensì dalla rivalutazione a fair value del centro sportivo di Formello, il cui valore contabile è stimato a 251 milioni di euro (rispetto ai precedenti 53 milioni). Si tratta di un’operazione puramente contabile che non genera entrate monetarie reali. Nel lungo periodo, la stagnazione dei ricavi tipici rischia di ampliare il divario con le dirette concorrenti in Serie A, rendendo il club dipendente dalle cessioni dei calciatori e dal ringiovanimento della rosa con conseguente abbassamento del tetto ingaggi.
