LAZIO, LA RIVOLUZIONE DI GATTUSO: BELAHYANE E TAVARES I SIMBOLI DI UNA SQUADRA RINATA

 

Il 2-2 contro il Milan lascia alla Lazio il rimpianto di una vittoria sfuggita dalle mani dopo un primo tempo di grande livello, ma consegna anche una fotografia estremamente interessante della nuova squadra di Gennaro Gattuso.

Dopo quattro giornate sono arrivati tre successi e un pareggio. Dieci punti conquistati e, soprattutto, la sensazione che diversi calciatori abbiano cambiato volto rispetto alla passata stagione.

È questo forse l’aspetto più significativo della nuova Lazio: non soltanto i risultati, ma la capacità di Gattuso di restituire fiducia, responsabilità e centralità a giocatori che sembravano avere smarrito il proprio percorso.

E tra tutti, due nomi rappresentano meglio di chiunque altro questa trasformazione: Reda Belahyane e Nuno Tavares.

BELAHYANE, DA COMPARSA A PROTAGONISTA

La storia di Belahyane è probabilmente la più emblematica.

Il centrocampista arrivato dall’esperienza con il Verona aveva vissuto una stagione nella quale, secondo la percezione emersa dal suo impiego, non era riuscito a esprimere pienamente le proprie qualità.

Con Gattuso la musica è cambiata.

Il tecnico calabrese gli ha restituito fiducia e soprattutto un ruolo nel quale poter mettere in mostra le proprie caratteristiche. Non è più un giocatore che sembra dover adattarsi continuamente alle esigenze della squadra: è diventato uno degli elementi attraverso i quali la Lazio costruisce la propria identità.

Contro il Milan Belahyane è partito titolare e ha contribuito alla prestazione di una squadra che per tutto il primo tempo ha imposto il proprio ritmo.

È difficile non notare la differenza.

Gattuso sembra aver compreso che per ottenere il meglio da un calciatore non basta trovargli una collocazione tattica: bisogna anche convincerlo di essere importante.

E Belahyane oggi sembra giocare con questa convinzione.

La sua rinascita è uno dei primi grandi successi del nuovo allenatore.

TAVARES, FINALMENTE LIBERO DI CORRERE

Un discorso molto simile può essere fatto per Nuno Tavares.

Il portoghese ha caratteristiche difficili da nascondere: velocità, forza fisica, capacità di attaccare gli spazi e di trasformare una giocata difensiva in una situazione offensiva.

Nella Lazio di Gattuso queste qualità sembrano trovare finalmente terreno fertile.

Tavares non appare più semplicemente come un terzino chiamato a rispettare una posizione. È diventato una delle armi attraverso le quali la squadra può aumentare la propria pericolosità.

La sua spinta permette alla Lazio di allargare il campo, accelerare e portare uomini in avanti.

È un Tavares più esplosivo, più aggressivo e soprattutto più naturale.

Ed è proprio questo il punto.

Quando un allenatore riesce a mettere un giocatore nelle condizioni di fare ciò che sa fare meglio, spesso la trasformazione non riguarda soltanto il rendimento individuale: migliora l’intera squadra.

CANCELLIERI, LA FIDUCIA TRASFORMATA IN GOL

Anche Matteo Cancellieri ha mandato un segnale importante.

Contro il Milan è stato lui a sbloccare la partita al 10′, prendendo palla, entrando in area e trovando la conclusione vincente nell’angolino.

Non un gol casuale, ma la conseguenza di un atteggiamento offensivo che la Lazio aveva già mostrato nei primi minuti.

La squadra attacca, cerca la profondità e porta diversi giocatori vicino all’area.

Cancellieri è riuscito a trasformare questa aggressività in un gol pesantissimo.

E anche in questo caso Gattuso sembra essere riuscito a creare un ambiente nel quale i giocatori offensivi possono assumersi responsabilità.

NOSLIN, POTENZA E PRESENZA

Poi c’è Tijjani Noslin.

Il suo secondo tempo non è arrivato perché nel primo la Lazio aveva già costruito il proprio vantaggio. Al 39′, infatti, Noslin ha prima colpito la traversa e poi ha sfruttato il rimbalzo per realizzare di testa il 2-0.

Una sequenza che racconta molto del suo modo di stare in campo.

Attaccare la porta, insistere sull’azione e non considerare chiusa una giocata dopo il primo tentativo.

Il suo gol ha portato la Lazio negli spogliatoi con due reti di vantaggio e con il rimpianto, ancora oggi, che quella partita avrebbe potuto essere chiusa definitivamente già nel primo tempo.

FRATTESI E TAYLOR: ENERGIA E QUALITÀ

Anche il centrocampo ha dato segnali incoraggianti.

Frattesi ha avuto la possibilità di inserirsi e al 28′ è andato vicino al gol con una conclusione terminata di poco a lato.

Taylor ha garantito un’altra presenza importante nella zona centrale del campo prima di lasciare spazio a Gudmundsson nella ripresa.

Sono caratteristiche differenti che Gattuso sta cercando di mettere insieme all’interno di una squadra capace di cambiare ritmo.

E il dato più interessante è che la Lazio sembra avere diverse soluzioni.

LA DIFESA E I NUOVI EQUILIBRI

Anche il reparto arretrato sta vivendo un processo di trasformazione.

Šutalo e Provstgaard hanno fatto parte dell’undici iniziale contro il Milan, contribuendo a una prima frazione nella quale la squadra rossonera ha avuto difficoltà a trovare spazi.

Mandas, poi, ha avuto un ruolo importante quando il Milan ha aumentato la pressione.

Il suo intervento su Pavlovic al 57′ è stato decisivo e, nel finale, al 94′, il portiere biancoceleste ha nuovamente risposto presente sulla conclusione di Hutchinson.

Sono episodi che ricordano quanto sia importante avere una squadra capace di reagire anche quando l’inerzia della partita cambia.

L’UNICA NOTA STONATA: PINAMONTI

In questo quadro estremamente positivo c’è però una nota stonata.

Andrea Pinamonti.

Entrato al 71′ al posto di Noslin, l’attaccante non è riuscito a dare alla Lazio quello che la squadra avrebbe avuto bisogno di ricevere in quel momento.

La sua prestazione contro il Milan è stata decisamente negativa.

Pochissime soluzioni, poco peso nella manovra e soprattutto nessuna capacità di sfruttare gli spazi che la partita avrebbe potuto offrire.

Per lunghi tratti la sensazione è stata quella di una Lazio costretta a giocare in dieci dal punto di vista offensivo.

Naturalmente si tratta del giudizio relativo a questa specifica partita e non di una sentenza definitiva sul calciatore. Ma contro il Milan Pinamonti ha rappresentato l’eccezione negativa in una serata nella quale quasi tutti gli altri elementi della nuova Lazio hanno lasciato segnali incoraggianti.

GATTUSO HA RIDATO IDENTITÀ AI CALCIATORI

È qui che si trova probabilmente la chiave del nuovo corso.

Gattuso non sembra essersi limitato a cambiare il modo di giocare della Lazio.

Ha cambiato il modo nel quale alcuni calciatori stanno interpretando il proprio ruolo.

Belahyane è diventato un protagonista.

Tavares sembra finalmente poter esprimere tutta la propria esplosività.

Cancellieri ha trovato il gol.

Noslin è diventato una presenza concreta davanti alla porta.

Frattesi attacca gli spazi.

Taylor dà qualità.

Šutalo e Provstgaard sono stati inseriti in una squadra che nel primo tempo ha concesso pochissimo.

E anche chi è entrato dalla panchina ha potuto contribuire al tentativo di mantenere competitiva la squadra fino alla fine.

Non tutto è ancora perfetto, naturalmente.

Il Milan lo ha dimostrato nel modo più brutale possibile.

La Lazio era avanti 2-0 e sembrava avere la partita nelle proprie mani. Poi, tra il 65′ e il 67′, sono arrivati due gol di Diego Moreira e la partita è improvvisamente cambiata.

È il principale aspetto sul quale Gattuso dovrà lavorare: una squadra che vuole fare il salto di qualità deve imparare a gestire meglio i momenti nei quali ha il controllo della partita.

IL 2-2 NON CANCELLA LA RIVOLUZIONE

Il pareggio contro il Milan può quindi essere letto in due modi.

Come un’occasione persa, perché una Lazio così dominante nel primo tempo avrebbe potuto segnare uno o due gol in più e chiudere la partita.

Oppure come la conferma che qualcosa è realmente cambiato.

Perché dopo quattro giornate la Lazio ha tre vittorie e un pareggio.

E soprattutto ha recuperato giocatori che sembravano aver perso centralità.

Belahyane è forse il simbolo più forte di questa trasformazione.

Tavares è l’altro volto della rivoluzione.

Cancellieri e Noslin sono la dimostrazione che anche gli uomini offensivi possono trovare fiducia e responsabilità.

Gattuso ha ancora molto lavoro davanti a sé, ma una cosa appare già evidente: questa Lazio non sembra più quella della scorsa stagione.

Ha un’altra energia.

Ha un’altra personalità.

E soprattutto sembra avere ritrovato la voglia di correre, attaccare e credere nelle proprie qualità.

Il 2-2 contro il Milan brucia.

Ma dopo quattro giornate, con dieci punti conquistati, la sensazione è che il vero viaggio della Lazio di Gattuso sia appena cominciato.