ROMA LAZIO Massimo Caputi fa il punto sulle due squadre capitoline a pochi giorni dal derby.
ROMA LAZIO Massimo Caputi ai microfoni de Il Messaggero: “Quattro vittorie consecutive (cinque considerando anche l’Europa League). La consapevolezza di una rosa profonda e una squadra che cresce in maturità. Un successo scaccia incubi, quattro reti fatte senza subirne e una migliore applicazione di tutti i calciatori. Lazio e Roma arrivano così al derby di sabato prossimo. La squadra di Inzaghi si presenta indubbiamente meglio: forte della migliore classifica, sicura della propria identità tattica, convinta di recitare un ruolo importante nel campionato.
La Roma, seppur rinfrancata dalla vittoria contro il Frosinone, ha ancora tanti dubbi da sciogliere: comprendere il proprio effettivo valore, scegliere gli uomini e l’assetto tattico migliori. Dopo un calendario difficile con le conseguenti sconfitte patite da Napoli e Juventus la Lazio sta ricostruendo le certezze di una stagione fa. Il suo gioco non è ancora brillante, ma la squadra sa gestirsi e ha imparato a non sbandare nei momenti difficili, come dimostrato contro l’Udinese. La Roma, dopo le deludenti e imbarazzanti prestazioni di avvio di stagione, è alla ricerca di se stessa. La gara di ieri è stato un passo in avanti per non cadere nella crisi più profonda, di certo non può certificare che il peggio sia già alle spalle.
Con posizioni e risvolti differenti Inzaghi e Di Francesco si giocano molto, qualcosa in più il tecnico della Roma. Contro il Frosinone non ha avuto paura di fare delle scelte precise, prima e durante la gara. Squadra e calciatori hanno risposto positivamente, non un dettaglio da poco. Il derby non sarà mai una partita come le altre e spesso condiziona, nel bene e nel male, una stagione. Quello di sabato è un vero esame per entrambe”.
LAZIO SETTORE GIOVANILE: IL PROGRAMMA DEL WEEKEND
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Alla morte di Giovanni Battista Montini si aprì il conclave che doveva indicare il suo successore. All’interno della Chiesa vi erano tre correnti: quella conservatrice, guidata dal cardinale di Genova, quella progressista dell’arcivescovo di Firenze e quella “internazionalista” che vedeva come massimo rappresentante il Cardinale Karol Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II. Si optò quindi per una soluzione intermedia, rappresentata degnamente da Albino Luciani. Il suo pontificato si aprì ufficialmente il 26 agosto 1978 ma ebbe una vita brevissima, anche se intensa, a causa della prematura morte del sommo pontefice.
Fu il primo papa ad adottare il doppio nome, in omaggio dei suoi due predessori; fu il primo papa che abbandonò il plurale majestatis, definendo se stesso in prima persona; fu il primo successore di Pietro che abolì l’inconorazione e la tiara e, fatto curioso, fu il primo pontefice ad essere censurato dall’Osservatore Romano, che non volle pubblicare i suoi commenti ritenuti troppo “morbidi” e possibilisti sull’uso degli anticoncezionali. Molto attivo anche nell’ambito della solidarietà e dell’economia Giovanni Paolo I morì il 28 settembre 1978, prima di compiere 66 anni. Sul suo decesso sono state fatte molte ipotesi, spesso fantasiose, ma l’unica cosa certa è che la diagnosi evidenziò che subì un colpo apoplettico che gli fu fatale.
