SERIE A

Classifica Serie A

Giornata 11
#SquadraPGDRPt
1Lazio11+1629
2Roma11+2127
3Inter10+1325
4Milan11+1024
5Como 190710+1023
6Frosinone11+920
7Juventus10+317
8Bologna11+217
9Cagliari11-516
10Napoli11+415
Aggiornata automaticamente · Football-Data

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FOTO – Parolo: “Prima di venire alla Lazio guardai i video dell’evento Di Padre in Figlio”. Djordjevic: “Gioco a calcio grazie a un videogame”

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Prosegue in casa Lazio il tour nelle scuole elementari e medie inferiori di Roma e provincia per il progetto ‘Dalla scuola allo stadio, il modo giusto per sostenere lo sport‘. Stamane a fare tappa presso la scuola d’infanzia e primaria ‘Antonio De Curtis’ sono stati Filip Djordjevic e Marco Parolo, accompagnati dal team manager Manzini e dall’immancabile aquila Olimpia. Come riporta ‘lalaziosiamonoi’, proprio Manzini è il primo a prendere la parola: “La società vi saluta e vi ringrazia. Questi incontri ci arricchiscono sempre, per questo vogliamo invitarvi ad una delle nostre partite all’Olimpico. L’aquila? Rappresenta la squadra che deve sempre puntare alle vette, perché è un animale che tende a volare in alto verso picchi difficili da scuola 2-01raggiungere“.

Il microfono passa poi al centravanti serbo: “Collaborare con la squadra serve molto, perché si vince solo restando tutti uniti, da solo nessuno può fare nulla. Si fanno tanti sacrifici, si è sempre lontani dalla famiglia. Ma le tante cose belle che ci sono nel calcio poi ti ripagano. Fare un gol è la sensazione più bella: io il mio primo l’ho segnato tanti anni fa ed è stato qualcosa di incredibile. Lo sport preferito dopo il calcio? Noi due seguiamo il basket, soprattutto l’NBA. La mia passione per il calcio è nata quando ero piccolo: giocavo tutti i giorni a Football Manager e conoscevo tutti i giocatori. Tempo libero ne abbiamo poco, ma passarlo con i figli è la cosa più bella del mondo. Razzismo? Non mi è mai capitato, né in Francia né in Italia. Pur essendo straniero, il derby lo sento come tutti gli altri: so che è uno dei tre derby più grandi del mondo, la partita più importante della stagione. La concentrazione c’è sempre, perché è bello giocare partite del genere“.

E giunge infine al centrocampista ex Cesena: “L’alimentazione nello sport è importante, soprattutto quscuola 3ando sei avanti con gli anni, perché, a differenza di quando sei giovane e puoi permetterti qualche dolce per via del metabolismo diverso, non puoi esagerare, altrimenti devi anche pagare delle multe (ride ndr). Il mio percorso per diventare calciatore è stato più lungo: avevo 25 anni quando sono arrivato in A, un obiettivo che ho sempre avuto e per il quale ho sempre dato tutto me stesso. Il segreto è essermi sempre divertito, perché se la vivi come un peso non vai da nessuna parte. La passione
dei tifosi la percepisci fin da subito, anche nelle amichevoli pre-campionato, quando vengono in 4-5mila disposti a tutto per farsi una foto con te. Prima di arrivare alla Lazio avevo visto dei video dell’evento ‘Di padre in figlio’, in cui c’era l’Olimpico pieno. Noi percepiamo l’amore dei tifosi, ma poi sta a noi trascinarli di più e a volte ci riusciamo e altre no. La loro voglia però si percepisce tanto, anche in trasferta, quando applaudono tanto. Il mio idolo? Gerrard, ci ho giocato contro ed è stato incredibile. Da questi idoli dobbiamo prendere le cose positive e farne tesoro. Il gioco di squadra aiuta tantissimo tutti a rendere meglio: quando sei insieme ad altri non puoi essere egoista, ma devi accettare i difetti dell’altro e stimarsi a vicenda. Bisogna parlare con i compagni per confrontarsi e capire come crescere. La vita privata? Sono sempre stato me stesso e l’ho tenuta separata dal calcio. La violenza? Mi è successo in Belgio con l’Italia, a fine partita negli spogliatoi parlavamo solo di quanto accaduto in Francia. Il calcio è gioia, bisogna avere rispetto e sperare che certe cose non si ripetano. In questo momento critico cerchiamo di essere compatti e non ascoltare quello che ci dicono contro. Non possiamo essere sempre al 100%, ma con la voglia e la passione si può risalire. Quando si smette? A quarant’anni, a volte anche prima, anche perché non ce la fai a stare al passo con i giovani che hanno più energie. Cerchi di tenerti in forma, ma ad un certo punto è il fisico a dirti basta. I giovani però devono far bene, sennò continuano a giocare i vecchietti.  Penso sia giusto fare beneficenza: noi la facciamo sia come squadra che singolarmente, doniamo per aiutare chi è meno fortunato di noi
“.

Prima di andar via però c’è spazio anche per Olimpia, che parla attraverso il falconiere Bernabè: “Vive a Formello, ha tanto spazio e dunque non scappa perché la riconosce come casa. All’Olimpico invece è più difficile per le luci, le bandiere e le telecamere, ma abbiamo lavorato per questo e dopo 5 anni è diventata bravissima“.

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