SERIE A

Classifica Serie A

Giornata 11
#SquadraPGDRPt
1Lazio11+1629
2Inter11+1528
3Roma11+2127
4Milan11+1024
5Como 190711+823
6Frosinone11+920
7Juventus10+317
8Bologna11+217
9Cagliari11-516
10Napoli11+415
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D’Amico: “Giorgio vuol dire Lazio, Lazio vuol dire scudetto”

Aggiungi come fonte preferita su GoogleSeguici più facilmente nelle notizie consigliate Ricorre oggi l’anniversario della nascita del calciatore più amato dai tifosi laziali: Giorgio Chinaglia. Long John oggi avrebbe compiuto 70 anni. Sono molte le voci di ex compagni ed addetti ai lavori che nelle ultime ore lo stanno ricordando....

Ricorre oggi l’anniversario della nascita del calciatore più amato dai tifosi laziali: Giorgio Chinaglia. Long John oggi avrebbe compiuto 70 anni. Sono molte le voci di ex compagni ed addetti ai lavori che nelle ultime ore lo stanno ricordando.

IL RICORDO DI VINCENZO D’AMICO

Per commemorare la sua figura è intervenuto sulle colonne del Corriere dello Sport l’ex compagno di squadra Vincenzo D’Amico: “Parlare di Giorgio Chinaglia è facile ma anche un po’ complicato. Perchè è stato un personaggio un po’ complicato. Ma chi lo conosce bene sa che era un ragazzo d’oro, dal cuore grande come il mare. Se poteva darti una mano te la dava in ogni momento. Era uno particolare, certo. Perchè era un bomber. Era nato per fare gol e quando non li faceva diventava indisponente, anche un po’ burbero. Noi però sapevamo che viveva per quello e cercavamo di capirlo in ogni modo possibile”.

L’UNICO MIO COMPITO ERA QUELLO DI FARLO SEGNARE

“La cosa che mi rimase più impressa quando Maestrelli cominciò a farmi giocare fu che io stavo lì per far segnare Giorgio. Il mio impegno doveva essere quello di far segnare Giorgio. Anche perchè sapevamo benissimo che se segnava lui avremmo potuto vincere qualcosa. Io ho cercato di farlo in tutti i modi, mi sono impegnato per giocare molto per lui. E di una cosa mi pento in tutto questo, di aver trascurato troppo Garlaschelli. Un grande che avrebbe meritato di sicuro maggior appoggio da parte di tutti in quella squadra. Ma quando giochi con Chinaglia, passi inevitabilmente in secondo piano”.

GIORGIONE FUORI DAL CAMPO

“Fuori dal campo invece era divertente, si chiamava gobbo da solo. Se glielo dicevi tu erano affari tuoi, ma lui se lo poteva dire in ogni momento. Ci diceva ‘Dai la palla al gobbo’, proprio per sdramatizzare questo problema. Che poi era tale per gli altri magari ma non certamente per lui”.

GIORGIO TRA LE MURA DOMESTICHE

“A casa di Giorgio credo che siano andati in pochissimi giocatori. Quasi la totalità credo che non li abbia invitati a cena come ha fatto una volta con me quando dovevamo andare in ritiro. C’era un periodo in cui andavamo in ritiro io e lui al venerdì, a Villa Pamphili, perchè lui voleva andare in ritiro una sera prima per stare più tranquillo. E mi chiese di fargli compagnia. Così andavo con lui, passavamo delle serate a cena a casa sua e poi andavamo a dormire a Villa Pamphili ad aspettare il resto della squadra che sarebbe arrivato il giorno dopo. Io ero felicissimo del fatto che mi avesse gratificato in questo modo. A casa Giorgio era, possiamo dirlo, un agnellino. Giorgio era un buono. La gente che lo vedeva in campo e non lo frequentava, vedeva questo omone che giocava in quel modo, che faceva della grinta la sua arma migliore e pensava che fosse così anche fuori dal campo. Ma come nella maggior parte delle volte nella vita, quando incontri un burbero poi vai a vedere che in casa è dolcissimo. E lui era un ragazzo dolcissimo”.

E QUANDO UN ROMANISTA…

“Di Giorgio si è raccontato tutto come quella volta che al cinema un romanista lo chiamò gobbo. Noi andavamo al primo spettacolo, quello delle tre e mezza, ancora con le luci accese. Entrò questo ragazzo, poco intelligente, poco furbo e comincia a dargli del gobbo. Noi pensavamo che sarebbe partito subito, lui invece rimase immobile al suo posto. Spengono le luci e si sente solo bum, e il ragazzo se ne andò con un cazzotto in faccia assieme alla sua ragazza”.

IL SUO RAPPORTO CON QUELLA LAZIO

“Giorgio vuol dire Lazio, Lazio vuol dire scudetto. Io ho giocato in diverse fasi della Lazio e quasi sempre c’era qualcuno con cui andavo più o meno d’accordo. Di quella squadra, non so se è semplicemente perchè abbiamo vinto lo scudetto, ho un ricordo bellissimo di tutti alla stessa maniera. Tutti sono stati importanti per la mia crescita, penso di essere stato amatissimo dai miei compagni come io ho amato loro e li amo ancora a distanza di tanti anni”.

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