SERIE A

Classifica Serie A

Giornata 11
#SquadraPGDRPt
1Lazio11+1629
2Roma11+2127
3Inter10+1325
4Como 190710+1023
5Milan10+921
6Frosinone11+920
7Juventus10+317
8Bologna11+217
9Cagliari11-516
10Napoli11+415
Aggiornata automaticamente · Football-Data

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Fischi attesi: la coerenza dei tifosi e l’ipocrisia di chi decide

Una riflessione senza riguardi dopo le parole di Gattuso: se i tifosi dimostrano coerenza, la gestione della squadra e delle autorità mostra una predisposizione sorprendente all’incoerenza. È il tifoso a pagare il conto — sempre — mentre chi decide non chiarisce le ragioni delle sue scelte.

La Società, la dirigenza, il territorio, il Calcio-Impresa

È un paradosso che profuma di beffa: l’allenatore della squadra, Gattuso, mette pubblicamente un punto su qualcosa che per i tifosi era già ovvio, e il teatrino delle decisioni continua a girare intorno alla stessa domanda: chi decide veramente chi può entrare e chi resta fuori? Gattuso ha ricordato la presenza del pubblico questa sera allo Stirpe e ha parlato della possibilità, ad oggi molto probabile, che i sostenitori non possano essere presenti nel match contro il Bologna. Non serve un’indagine sociologica per capire che chiunque paghi biglietti, abbonamenti, trasferte e sogni si aspetterebbe coerenza dalle istituzioni e dalla società che dicono di rappresentare: invece trova dubbi, provvedimenti a geometria variabile e comunicazioni che somigliano più a copioni improvvisati che a decisioni ponderate.

Chi decide e perché il tifoso è sempre l’ultimo

Mettiamola così: i tifosi si comportano da tifosi, coerenti con la propria squadra e con la propria presenza; la risposta delle istituzioni — e spesso della stessa società sportiva — è invece fatta di scelte che appaiono dettate da esigenze diverse dalla tutela della passione sportiva. Il risultato è che il sostenitore comune finisce per pagare non solo il biglietto ma anche il costo dell’arbitrio decisionale. Si può dissentire sulle misure di sicurezza, si possono comprendere limiti temporanei, ma non si può accettare che la narrazione ufficiale cambi pelle a seconda del momento, senza chiarire responsabilità e ragioni: è questa la misura dell’incoerenza che irrita e allontana chi vive il calcio come partecipazione reale, non come evento-mediatico da targettizzare.

La dirigenza e la società hanno il compito di tenere un filo con il territorio e con i tifosi; quando quel filo si spezza, il primo effetto non è tecnico ma sociale: aumenta la frustrazione di chi spende tempo e denaro per una domenica di calcio. E poi c’è il fenomeno del Calcio-Impresa: grandi cifre, interesse mediatico e priorità che appaiono spesso legate più al bilancio e al marketing che al rapporto con la base. Non sto dicendo che chi prende decisioni sia in mala fede: dico che la somma di inerzia, comunicazione approssimativa e priorità sbagliate produce un danno pratico e simbolico. Anche i dirigenti sportivi si muovono in questo perimetro: possono gestire rose e conti, ma non possono raddrizzare da soli un rapporto sfibrato con i tifosi se chi governa non mostra volontà di chiarezza.

Gesticolare con la passione della gente non è un gioco elegante: è irresponsabile. Se davvero i tifosi sono coerenti — come li ha definiti Gattuso — la palla torna a chi governa il campo fuori dal rettangolo: spiegate, motivate, decidete con criterio. Altrimenti la coerenza rimarrà tutta dalla parte della curva e l’incoerenza sul tabellone delle responsabilità. E allora la domanda resta: fino a quando i sostenitori dovranno far pagar a se stessi le conseguenze delle indecisioni altrui?

Gattuso: “I tifosi della Lazio sono coerenti. A Bologna non ci saranno? Dico…”

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