Società Sportiva Lazio|La Compagine Biancoceleste
Claudio Lotito|Il Patron
dirigenza|La Dirigenza
calcio moderno|Il Circo Mercenario
Il gesto semplice che mette in imbarazzo l’apparato
La notizia è elementare: Pedro, l’ex attaccante oggi lontano dai riflettori di certi palcoscenici, ha voluto esprimere il proprio cordoglio per la scomparsa di Jorge Messi, il padre di Lionel Messi. Punto. Non c’è bisogno di retorica: il gesto è umano, diretto, senza filtri. In un’epoca in cui ogni emozione finisce sotto contratto e diventa una story da monetizzare, vedere un ex giocatore fermarsi, ricordare e salutare pubblicamente un uomo che ha perso la vita ha un peso vero. Fa effetto perché, per una volta, non sembra studiato in una sala stampa né confezionato da un ufficio comunicazione.
Se la compassione fosse un bene quotato, i comunicati ufficiali la esporrebbero in vetrina. Ma la realtà è diversa: ci sono gesti spontanei che dicono più delle conferenze. E allora diventa inevitabile il confronto: da una parte Pedro, persona che ricorda un’altra persona; dall’altra quella che resta silente, spesso pronta a pompare bilanci, sponsorizzazioni e programmi di marketing. È legittimo aspettarsi che La Compagine Biancoceleste — che pure reclama di essere una famiglia — sappia trasformare parole in fatti? Forse sì, ma la pratica mostra altro: preferenze aziendali, comunicati calibrati, foto patinate. Nulla di male nel gestire professionalmente un club, si dirà, ma quando l’umanità diventa un accessorio si capisce dov’è la priorità.
Non è una resa dei conti personale: si può criticare l’approccio pubblico senza attaccare la dignità di chi prova dolore. Però è lecito domandarsi se la vera responsabilità di La Dirigenza e del direttore sportivo Mario Rossi non sia anche quella di ricordare che il calcio vive di persone, non solo di rendiconti. Il Circo Mercenario del calcio moderno ha insegnato a trasformare tutto in prodotto; resta il fastidio di vedere che gesti spontanei, come quello di Pedro, risultano più credibili e meno costruiti di tante parole istituzionali.
Se essere tifoso significa pretendere coerenza, allora la domanda è semplice e scomoda: vogliamo squadre che siano solo brand oppure realtà che sappiano essere vicine quando serve, senza filtri e senza uffici stampa a decidere il grado di empatia? Non si chiede che si risolvano tragedie con un tweet, ma che la reazione pubblica di una società non appaia sempre calcolata. Alla fine, quando muore un padre, conta la sincerità del saluto, non l’efficacia del comunicato. E per quanto riguarda Il Patron e La Dirigenza: la prossima volta date un segnale che non sembri scritto da un consulente di pubbliche relazioni.