C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi comunicato quello che sta succedendo intorno alla Lazio. Da una parte l’Olimpico, sempre più distante da quella bolgia alla quale i tifosi biancocelesti hanno abituato tutti. Dall’altra Formello, le trasferte e le strade di Roma, dove invece il popolo laziale continua a farsi sentire.
È il paradosso di una protesta che, almeno nelle intenzioni del tifo organizzato, non è contro la squadra. La Curva Nord ha infatti confermato la propria linea: contestazione nelle partite casalinghe, ma sostegno pieno a giocatori e allenatore lontano dall’Olimpico. Una posizione ribadita anche prima di Lazio-Milan, quando centinaia di tifosi si sono radunati a Formello per accompagnare il pullman della squadra verso Ponte Milvio.
Lazio, la Curva non entra ma segue la squadra
Ed è proprio qui che emerge la particolarità del momento. La Lazio ha iniziato il campionato con risultati che hanno riacceso entusiasmo e curiosità attorno alla squadra di Gennaro Gattuso. Eppure la contestazione alla proprietà non si è fermata. Nemmeno davanti a un avvio positivo.
Anzi, il messaggio lanciato dai tifosi sembra essere proprio questo: la maglia viene prima di tutto il resto. Lo si è visto anche in trasferta. A Udine erano attesi circa 2.300 sostenitori biancocelesti, dopo gli oltre 3.000 presenti a Bologna. Numeri che raccontano una realtà difficile da ignorare: l’assenza dall’Olimpico non coincide con un’assenza dalla Lazio.
È una distinzione importante. Perché una squadra può giocare senza la propria curva, ma è molto più difficile immaginare una tifoseria che rinunci completamente alla propria squadra.
Il paradosso dell’Olimpico
Il problema, però, resta evidente. L’Olimpico senza la Curva Nord perde una parte fondamentale della propria identità. Lo si è visto anche contro il Milan, quando la presenza dei sostenitori rossoneri ha reso ancora più evidente il vuoto lasciato dalla protesta laziale.
E forse è proprio questo l’aspetto più particolare dell’intera vicenda. I tifosi stanno utilizzando l’assenza come forma di presenza. Non entrando, stanno facendo rumore. Non seguendo la partita dagli spalti, stanno comunque cercando di far arrivare il proprio messaggio. È una protesta che vive di silenzi, ma che fuori dallo stadio continua a manifestarsi con cortei, trasferte e iniziative a sostegno della squadra.
Nel frattempo, il direttore sportivo Angelo Fabiani ha chiesto un passo indietro alla tifoseria e un ritorno al dialogo. La Curva Nord ha però respinto l’appello, confermando la propria posizione e ribadendo il sostegno a Gattuso e ai giocatori.
La Lazio prima della protesta
Al di là delle ragioni della contestazione e delle responsabilità che ciascuna parte attribuisce all’altra, c’è un elemento che sembra rimanere intatto: il rapporto tra il popolo laziale e la maglia. Ed è forse questa la fotografia più autentica della Lazio di oggi. Una tifoseria può essere arrabbiata con la società, può contestare il presidente e può decidere di non entrare allo stadio.
Ma questo non significa necessariamente smettere di amare la squadra. Lo dimostrano i chilometri percorsi in trasferta. Lo dimostrano le moto davanti a Formello. Lo dimostrano i tifosi che continuano a seguire la Lazio anche quando la protesta impone loro di farlo lontano dall’Olimpico.
La speranza, naturalmente, è che prima o poi questa distanza possa essere colmata. Perché una Lazio con una squadra competitiva e un Olimpico nuovamente pieno sarebbe lo scenario che, probabilmente, tutti i tifosi biancocelesti vorrebbero vedere. Fino ad allora, però, resta un’immagine difficile da dimenticare: la Curva è vuota, ma il popolo laziale continua a esserci.
