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Tra battute e poltrone: quando il calcio italiano diventa cabaret dei privilegi

La battuta di Silvio Baldini sul ruolo di ct non è solo umorismo da panchina: mette in luce il divario tra chi decide e chi paga il biglietto. Non è una denuncia puntuale, ma un sospetto sul sistema che mette il marketing prima della responsabilità sportiva.

Di Bruno De Leonardi10 Agosto 2026 - 00:2552 secondi fa 2 min di lettura
Tra battute e poltrone: quando il calcio italiano diventa cabaret dei privilegi

Silvio Baldini non ha cercato la retorica: «Io CT? Con Zidane e Klopp c’era da nascondersi», ha detto con la leggerezza di chi ha visto abbastanza campi per riconoscere i fuochi d’artificio mediatici. La frase arriva dopo la nomina di Roberto Mancini alla guida della Nazionale e nel contesto della querelle che ha avvolto nomi altisonanti come Pirlo, Maldini e Leonardo. Non è una polemica personale contro Baldini: è la fotografia impietosa di una scena calcistica che spesso premia l’epica televisiva e rischia di ridurre il ruolo degli allenatori a personaggi di un varietà continuo.

La battuta che dice troppo

Il sospetto è semplice e scomodo: il calcio moderno si autosostiene attraverso spettacolo e gerarchie che più volte hanno premiato il nome rispetto al progetto. Quando Baldini scherza sul confronto con Zidane e Klopp, non sta negando il valore dei grandi tecnici; sta invece indicando che il palcoscenico può sovrastare i contenuti. In questo balletto, il tifoso paga e applaude mentre le scelte dirigenziali si consumano altrove.

Se il modello dominante del calcio moderno pone il marketing davanti alla responsabilità sportiva, allora la fragilità delle decisioni tecniche diventa un problema collettivo. Non si tratta di attaccare singoli individui senza prove, ma di chiedere più trasparenza alle dirigenze, ai proprietari e ai responsabili sportivi: come vengono spese le risorse? Quanto si investe nel vivaio? Chi paga il conto quando il progetto fallisce?

Il fastidio dei tifosi non è soltanto nostalgia: è una domanda concreta su priorità e responsabilità. Se la battuta di Baldini fa ridere, che almeno serva a ricordare che a qualcuno — oltre agli sponsor — dovrebbero importare davvero i risultati sul campo e il rispetto per chi vive il calcio ogni domenica in gradinata.

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