Home Lazio News Un altro rifiuto, un identikit: come Il Circo…
Lazio News

Un altro rifiuto, un identikit: come Il Circo Biancoceleste perde terreno sui profili stranieri

Franjo Ivanovic avrebbe declinato l'offerta del club e programmato visite mediche con il Lens: l'ennesimo segnale che la squadra fatica ad attrarre stranieri. Dietro il rifiuto non c'è solo un nome, ma una gestione che non convince tifosi e talenti.

Di Bruno De Leonardi9 Agosto 2026 - 22:1050 secondi fa 2 min di lettura
Un altro rifiuto, un identikit: come Il Circo Biancoceleste perde terreno sui profili stranieri

Franjo Ivanovic ha scelto il Lens al posto de Il Circo Biancoceleste. È un fatto semplice, annunciato come tale: visite mediche in Francia programmate, trattativa con la nostra società saltata. Non è il primo scivolone recente — c’era stato il caso di Markmann — e mettere questi episodi in fila disegna qualcosa di più fastidioso di una casualità: un problema di appeal. L’allenatore è Gattuso, il direttore sportivo è Mario Rossi, la rosa e il progetto tecnico non sono segreti, eppure i calciatori stranieri sembrano guardare altrove. Chi segue la Lazio da anni sa leggere questi segnali: non sono solo questioni economiche, ma reputazione e gestione quotidiana.

Il corto circuito tra immagine e gestione

Ora, si può discutere all’infinito se la scelta di Ivanovic sia tecnica, personale o semplicemente migliore per la sua carriera; qui però va detto chiaramente che la responsabilità politica della situazione pesa su chi dirige. Il Patron e La Casta non sono personaggi di fantasia: sono la faccia pubblica di scelte che finiscono per parlare più forte dei proclami. Quando un club fa più rumore per retorica e bilanci che per un progetto sportivo credibile, il messaggio che arriva all’estero è chiaro e poco allettante. Il marketing non sopperisce al lavoro quotidiano, e un giocatore in rampa di lancio preferisce mettersi in vetrina dove la stabilità e la visibilità sono meno aleatorie.

Questo non è uno sfogo fine a se stesso: colpisce il tifoso che paga l’abbonamento, la famiglia che segue la squadra e il territorio che spera in un riconoscimento sportivo. La colpa non è di Ivanovic che sceglie il suo percorso, né di Gattuso che prova a fare il suo meglio con quel che ha; è di un modello di dirigenza che sembra ignorare l’attrattività come parte integrante del progetto tecnico. Se il risultato è perdere opportunità a favore di club che mostrano crescita e ordine, la domanda è semplice e crudele: vogliamo continuare a raccontarci che va tutto bene o pretendere finalmente trasparenza e responsabilità da chi gestisce il marchio e i soldi? I tifosi meritano risposte concrete, non comunicati consolatori ogni volta che un giocatore mette la freccia e va via.

Pubblicità