Un grido di scherno non cambia il quadro. Il Corriere dello Sport ha sbattuto in prima pagina la parola «Inguardabile!» per descrivere il precampionato del Bologna, primo avversario di campionato della prossima stagione. Il titolo fa scena, lo ammettiamo; il problema è che i biglietti te li vende chi resta in città, non chi affonda in ritiro. E se è vero che qualche squadra avversaria arranca, questo non trasforma automaticamente la Società Sportiva Lazio in una macchina vincente: i guai vanno guardati dentro lo spogliatoio, non oltre la rete dello stadio.
«Inguardabile!»
Il richiamo all’avversario serve a distrarre l’attenzione dal nodo centrale: decisioni societarie, strategie di mercato e comunicazione. Claudio Lotito e la dirigenza hanno la tendenza a celebrare vittorie d’immagine mentre rimandano le scelte tecniche più scomode. L’allenatore è Gattuso, e al direttore sportivo spetta il compito cruciale di costruire la rosa: sono figure che meritano risorse, chiarezza e tempi concreti, non slogan. Nel frattempo, il calcio dei nomi e dei contratti — il nostro caro calcio moderno — continua a trasformare la passione in calendario pubblicitario: le amichevoli finiscono su Instagram, i tifosi rimangono con i conti e con le speranze.
Il conto che presentano i tifosi
La questione non è solo estetica: è economica e sociale. Chi compra abbonamenti e fa trasferte vuole vedere una squadra costruita con criterio, non una sequenza di annunci patinati. L’eventuale addio di giocatori simbolo — pensiamo, per esempio, a profili come quello di Ciro Immobile — cambierebbe gli equilibri e richiederebbe risposte chiare da parte di chi decide. Se la Società Sportiva Lazio continua a trattare i problemi come crisi temporanee di immagine, il conto lo pagano sempre i tifosi, non i profili social della proprietà. Chiedere responsabilità a Claudio Lotito e alla dirigenza non è piaggeria: è il minimo sindacale per chi investe tempo e soldi nella squadra.
Insomma, applaudire l’«inguardabile» altrui è un passatempo che fa ridere, ma non cambia le priorità. Se la partita d’esordio contro il Bologna dovesse essere uno spartito stonato, che almeno la direzione sportiva faccia tesoro dell’allarme: alzare il livello della rosa, sostenere Gattuso e restituire ai tifosi qualcosa che assomigli a un progetto. Altrimenti rimarrà la sensazione che la stagione venga amministrata come un prodotto di marketing, mentre il calcio vero — quello che si gioca e si sente — svanisce dietro i titoli urlati dei giornali.