Lazio Inter Almeyda parla del suo futuro e di come Inzaghi sia diventato bravo. Poi sulla sfida di domenica commenta quello che vorrebbe vedere
Lazio Inter Almeyda parla al Il Tempo
“Sinceramente non penso che alla fine ci sia una favorita tra le due. Sono entrambi grandi squadre, con giocatori importanti in rosa e allenate da tecnici preparati. Speriamo di assistere a un bello spettacolo di calcio. Sarà una vera finale”. Non poteva mancare un commento su Simone Inzaghi, ora tecnico affermato ma un tempo suo compagno di squadra in quella Lazio scudettata: “Quando sei un calciatore, non puoi mai sapere cosa farai da grande. Ma quando decidi di diventare allenatore e, soprattutto, lo fai con amore, passione, dedizione e professionalità come lui, allora puoi star sicuro che i risultati arrivano. ’unico consiglio che potrei dare a Simone è di godersi la partita. E di essere felice a fine gara, comunque vada, per quello che ha fatto finora”. Un desiderio: “Allenare la Lazio un giorno? Certamente. Sogno sempre di ritornare in Italia come allenatore, soprattutto della Lazio”.
La Lazio del 200: “Qualche giorno fa era l’anniversario di quello scudetto, non lo dimenticherò mai, resterà sempre nel mio cuore. Soprattutto perché era da tempo che la Lazio non vinceva qualcosa di importante e per questo è stato ancora più speciale”. Poi aggiunge sui compagni della Lazio del 2000: “Roberto allena da tanti anni, ha sempre fatto le cose per bene e vinto molto, quindi non mi sorprende che sia diventato il ct dell’Italia. Si merita questo ruolo. Anche Alessandro ha svolto un buon lavoro a Miami e adesso è pronto per iniziare un nuovo percorso, puntando alla Serie A. Gli auguro buona fortuna”. Tra Immobile e Icardi: “E’ impossibile dirlo. Sono pericolosi, hanno le qualità per decidere la gara, fanno gol a raffica. Le due difese dovranno stare davvero molto attente a quei due”.
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Karol Józef Wojtyla nacque il 18 maggio 1920 a Wadowice, in
A settembre del 1939 la Seconda Guerra Mondiale arrivò anche in Polonia. L’università venne chiusa e iniziò a lavorare. Lavorò un anno come fattorino e quattro come manovale. Nel 1941 subì la perdita del padre, dopodiché l’anno seguente entrò nel seminario clandestino di Cracovia. Dopo due anni la sua scelta di entrare in seminario fu rafforzata da una sorta di segno divino ricevuto nel corso della sua totale ripresa dopo essere stato ricoverato in stato di semi incoscienza per due settimane in ospedale dopo essere stato investito da un camion. Dopo la Seconda Guerra Wojtyla tornò in seminario e nel 1946 fu ordinato sacerdote. I due anni successivi si spostò a Roma per proseguire gli studi di filologia. Poi tornò in Polonia dove ebbe inizio il suo operato e la sua ascesa verso la nomina a Papa del 16 ottobre 1978.
Il suo pontificato ha superato i 25 anni. La sua figura è rimasta impressa nella memoria di tutti. E’ stato il Papa che si è avvicinato di più alla gente, dedicando particolare attenzione ai giovani, e che ha viaggiato per tutto il mondo diffondendo la pace e l’amore. Durante il suo mandato ha prodotto ben 14 encicliche e ha proclamato 482 Santi. Papa Giovanni Paolo II non si è mai risparmiato nonostante il suo cammino sia stato costellato da diversi problemi di salute, come il tumore al colon del 1992 e il morbo di Parkinson diagnosticato nel 2001 e ufficializzato nel 2003. Il Papa dei giovani fu debilitato dalla malattia. Non riuscì a superare un’infezione alle vie urinarie e ci lasciò il 2 aprile del 2005.
Le Sue esequie si svolsero l’8 aprile in Piazza San Pietro. Vennero officiate dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. Diversi pellegrini, al grido di «Santo subito» sono rimasti vicini fino all’ultimo al Papa. Al funerale presenziarono molti capi di Stato e di governo e molti rappresentanti di tutte le religioni. Dal 4 aprile la salma del pontefice era stata esposta nella Basilica di San Pietro. Dove, una folla numerosissima (più di 3 milioni di persone), durante tutto il giorno e tutta la notte aveva reso il proprio omaggio al Pontefice tanto amato.
