Difesa in affanno: cosa serve davvero a Gattuso per evitare il rischio stagionale
Analisi del problema e priorità operative
La fase attuale non è soltanto un problema di uomini: è un rischio operativo per il progetto di Gennaro Gattuso. Dopo la partenza di Mario Gila e con Alessio Romagnoli ormai fuori dal progetto, la linea difensiva è rimasta sottodimensionata rispetto alle esigenze di una squadra che vuole pressare alta e difendere in avanti. Samuel Gigot convive con un problema alla schiena e Patric non è ancora al cento per cento, mentre Nuno Tavares continua a non sentirsi pronto: fattori che riducono le alternative. Danilho Doekhi, arrivato di recente, e Oliver Provstgaard rappresentano ad oggi le poche certezze, ma una coppia o trio di centrali non basta a coprire squalifiche, turnover e possibili nuovi infortuni nel corso della stagione.
Le prove tattiche con la difesa a tre mostrano la volontà dell’allenatore di adattare idee e assetto, ma la praticabilità di quel disegno dipende direttamente dalla profondità della rosa. Per trasformare l’opzione in scelta sostenibile servirebbero almeno altri due difensori centrali affidabili e una gestione fisica mirata: rotazioni programmate, lavoro specifico per la tenuta atletica dei centrali e piani di recupero individualizzati. È anche il momento perché il direttore sportivo Mario Rossi assuma un ruolo operativo e chiaro: ricerca accelerata di profili con esperienza, valutazioni su prestiti con diritto di riscatto e un piano B che contempli la promozione temporanea di giovani promettenti solo se affiancati a elementi di personalità.
La responsabilità ricade in parte sulla Società Sportiva Lazio|Lazio e sulla dirigenza|dirigenza: non per puntare il dito, ma per richiedere scelte tempestive e coerenti con gli obiettivi tecnici. È legittimo esigere chiarezza sul numero di rinforzi previsti e sulle priorità di investimento, e suggerire scadenze interne per completare la rosa che permettano a Gattuso di lavorare con serenità tattica. Se la società agirà con decisione, la squadra potrà contare su risorse adeguate per sostenere il pressing e la difesa alta; in caso contrario, il rischio è quello di pagare caro margini ristretti di errore. Auspico una risposta rapida e misurata: meno slogan, più operazioni concrete e coordinamento tra allenatore, direttore sportivo e struttura medica per mettere la Lazio nelle condizioni di competere senza sorprese evitabili.