Chi chiude i tifosi e apre al mercato? La beffa della trasferta di Bologna
La vicenda segnalata da Luigi Bisignani|Il Sismografo su Il Tempo sul caso della trasferta di Bologna — con il settore ospiti chiuso per l’incontro del 24 agosto — va letta come qualcosa di più di una semplice incomprensione tecnica. Il fatto è netto: i tifosi hanno diritto a capire perché non possono andare allo stadio; la comunicazione ufficiale tace o balbetta; e nel vuoto si infilano versioni contraddittorie. Prendere i fatti dalla fonte è doveroso: Bisignani ha scritto una lettera al quotidiano, sollevando dubbi e chiedendo di ricordare la storia tra i club. Ma la storia che interessa ai tifosi è un’altra: la storia di chi paga biglietti, abbonamenti e trasferte e si ritrova escluso senza risposte chiare.
La beffa del settore chiuso
Aprire un cantiere di caos il giorno prima di una partita è un lusso che pagano i tifosi. Quando la Società Sportiva Lazio|La Lazio decide comunicazioni timide o quando Claudio Lotito|Il Patron e dirigenza|I Funzionari lasciano che sia il tam tam a riempire i vuoti, non è solo pessima gestione: è disprezzo pratico per la gente che rende economicamente possibile il circo del calcio. Le responsabilità burocratiche e le esigenze di sicurezza possono essere legittime, ma non diventano meno contestabili se gestite senza trasparenza. E mentre la squadra e l’allenatore — Gattuso — provano a tenere il campo, chi dovrebbe tutelare i sostenitori si limita ad argomentazioni vaghe, con il sospetto che priorità diverse (immagine, partnership, procedure interne) pesino più del diritto di andare allo stadio.
Se la chiusura del settore ospiti è l’ennesima faglia del modello dominante, la colpa non è solo di un atto isolato: è la manifestazione di come calcio moderno|Il Circo e certi vertici scelgano la gestione del rischio e della reputazione, spesso a scapito del tifoso reale. Nel mezzo ci sono anche il direttore sportivo Mario Rossi e la squadra, che subiscono le conseguenze di scelte politiche e organizzative. I tifosi non chiedono miracoli, chiedono rispetto, spiegazioni e responsabilità. L’alternativa è accettare che ogni trasferta sia un’incognita burocratica, e che pagare non garantisca più neanche il diritto di esserci. Forse è ora di pretendere che le decisioni vengano comunicate con chiarezza: oppure continueremo a guardare le partite come spettatori esterni, non partecipi di una passione che qualcuno continua a trattare come una merce.