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Cataldi vola verso la consacrazione: il futuro della Lazio è tutto suo

Cataldi verso la consacrazione: il centrocampista pronto a prendersi la Lazio. Definitvamente.

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Cataldi vola verso la consacrazione. Il centrocampista di Ottavia sembra pronto a ricevere direttamente dalle mani di Sarri le chiavi della squadra dei prossimi anni.

Cataldi verso la consacrazione. Il classe ’94 sta vivendo decisamente quello che si definirebbe un momento d’oro: dopo il gol valso il pari contro il Cagliari, si è ripetuto con due ottime prestazioni nelle successive apparizioni contro Torino e Roma. Sfida quest’ultima che tra l’altro ha vissuto da unico rappresentante in campo della Città Eterna. E se a ciò aggiungiamo la stima di Sarri, ce ne sarebbe davvero a iosa per lui di che essere orgoglioso. Il tecnico apprezza infatti tantissimo le sue doti e potrebbe concedergli un ruolo di primo piano nel suo scacchiere, anche per gli anni a venire.

Una circostanza che rappresenterebbe davvero il top per un ragazzo come lui, cresciuto con questa maglia indosso. E che, anche quando, per una ragione o per l’altra, è stato costretto a separarsene, non si è mai scoraggiato. Anzi, ad ogni rientro alla base ha sempre accompagnato un lavoro duro, mirato ad unico scopo: riprendersela per non mollarla più. E i risultati non sono mancati: dalla rete nel trionfale derby del marzo 2019 a quella che ha chiuso in cassaforte la Supercoppa a Riyad. E anche quest’anno la storia sarà presumibilmente la stessa: Danilo è pronto a mettersi sotto, ancora una volta. Deciso, in una squadra infarcita di campioni stranieri (o comunque non romani), a far risplendere di nuovo la luce della Capitale verace. Sulle orme, perchè no, dell’indimenticato capitano e leader Alessandro Nesta.

Le occasioni certamente non gli mancheranno: al momento infatti Leiva gli è davanti nelle gerarchie. Ma il brasiliano non è certamente un giocatore di primo pelo, va per i 35 anni e non è detto che riesca a sostenere per intero un calendario fitto e compresso come quello di quest’anno. All’occorrenza dunque Cataldi sarà pronto per fargli tirare il fiato. E a giocarsi le sue carte per, magari, addirittura soffiargli il posto. Le qualità, dal riuscire a tenere la barra dritta anche in situazioni di sacrificio, al saperla trasmettere anche ai compagni, al pari del suo spirito biancoceleste, ci sono. E potrebbero risultare decisive sotto questo punto di vista. Danilo ha davanti a sè davvero una grande occasione: sta a lui ora non sprecarla.

DERBY, I LAZIALI SPIEGANO AI ROMANISTI LA COREOGRAFIA


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Lazio Inter, Sarri l’ha vinta con i cambi

Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

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Lazio Inter, la chiave del match : La gestione dei cambi di Sarri

Lazio Inter, parla forte e chiaro, 3-1 e altri 3 punti per la truppa di Sarri. La chiave della partita è sotto gli occhi di tutti : La gestione dei cambi di Sarri. Il tecnico toscano stupisce tutti schierando dal primo minuto Basic al posto di Luis Alberto. Il croato da densità in mezzo al campo e sfrutta la sua altezza (assieme a Milinkovic) per proteggere la porta di Reina dai calci piazzati e cross (nota dolente fino ad ora del campionato biancoceleste). Nel secondo tempo Sarri studia le difficoltà dell’Inter e punta sulla velocità di Lazzari e Zaccagni che spaccano letteralmente in 2 la partita. Non da meno la mossa Luis Alberto che entrato in un momento delicato del match, motivato dalla panchina, usa la sua maestria e chiude il match con un assist al bacio per l’incornata vincente del Sergente serbo.

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LE PAROLE DI SARRI A FINE PARTITA

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Focus Lazio – Quante volte ci si ferma per eccessiva sportività, ma a terra si finge l’infortunio?

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Focus Lazio – Lazio Inter è appena finita ma le polemiche sono appena iniziate. La Lazio vince una bella gara, portando a casa altri tre punti prestigiosi, anche perché di fronte non c’era l’ultima arrivata, ma l’Inter campione d’Italia, allenata dall’ex Inzaghi.

Il gol di Felipe Anderson in Lazio Inter

L’episodio chiave di Lazio Inter è stato il secondo gol dei capitolini che, lo diciamo subito, hanno fatto bene a continuare l’azione. A parte che, da regolamento, deve essere l’arbitro a interrompere il gioco e la Lazio non era obbligata a fermarsi, reputando più opportuno continuare l’azione. Anche perché il fallo non era così grave e non interessava un infortunio alla testa (casa che invece obbliga il direttore di gara a interrompere immediatamente il gioco).

Poi è arrivato il gol di Felipe Anderson e i giocatori nerazzurri hanno “rosicato”, come si dice qui a Roma, ma quante volte i giocatori fingono o accentuano i falli subiti? Sempre o quasi sempre.

Quindi hanno fatto bene i giocatori della Lazio ha continuare il gioco, anche perché – nell’azione precedente – gli interisti non hanno detto a Lautaro di fermarsi, ma speravano che l’azione si concludesse con un gol. Cosa che hainoi [!] non è accaduta.

Quindi si era di fronte a due possibilità legittime: o si metteva la palla fuori, oppure no. La Lazio ha deciso di continuare l’azione, come del resto hanno fatto gli interisti, solo che a loro gli ha detto male che non hanno segnato, mentre a noi ha detto bene.

Ovvio, sia chiaro, che ci troviamo davanti a un episodio al limite, però usando un altro modo di dire “A chi tocca nun se ingrugna”, anche perché tutto questo capita per via di una fastidiosissima pratica tipica dei calciatori “checca” che fingono, simulano, strillano, si buttano per terra, anche quando non ce n’è bisogno, solo per arrecare danno agli avversari e vantaggio alla loro squadra. Ora, magari non era questo il caso, perché Di Marco sembra un giocatore corretto e onesto, però che dovevano fare i giocatori della Lazio? Fermarsi? eh no. Scusateci ma troppe volte ci siamo fermati per episodi che non meritavano e siamo stati penalizzati.

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Donnarumma protetto, Immobile no. Il falso moralismo all’italiana

Immobile criticato da coloro che oggi difendono Donnarumma. Dove sta la coerenza?

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Italia Spagna non ci ha mostrato solamente i fischi per Donnarumma, ma anche il falso moralismo italiano

Una sconfitta che sta passando in secondo piano, quella dell’Italia contro la Spagna di ieri sera. Tutti gli addetti ai lavori avevano l’attenzione su Gigio Donnarumma, tartassato di fischi dai tifosi presenti sugli spalti di San Siro. Giusti o sbagliati? In molti si stanno ponendo questo quesito e rispondere non è semplice. La storia la conosciamo tutti e ognuno è libero di giudicarla come vuole. Ma il clamore dei giornalisti e dei media ha fatto venire un’amara verità: il falso moralismo e buonismo a corrente alternata.

CHI PROTEGGE DONNARUMMA, IN PASSATO HA CRITICATO IMMOBILE

Era la Nazionale italiana, non Milan – PSG“, questa è la frase più ricorrente che si legge sui social e sui giornali e siti della nostra penisola. E’ vero, era l’Italia e il tifo per il proprio club dovrebbe essere messo da parte. Eppure coloro che oggi si indignano per i fischi al portiere ex Milan, sono gli stessi che durante gli ultimi anni hanno “massacrato” mediaticamente Ciro Immobile per le sue prestazioni con la maglia Azzurra. Predicare bene e razzolare male, ci sono riusciti alla perfezione. Perchè questa differenza di trattamento? Perchè coloro che si sono scagliati contro il bomber della Lazio ora proteggono a spada tratta Donnarumma? Spiegatemi la differenza, perchè non riesco a vederla. I nodi sono venuti al pettine e il buonismo che ora ostentate è solamente frutto di una falsità e conseguenza di valutazioni fatte con la famosa “sciarpa al collo da tifosi. Ora siete stati stanati, aspettiamo con ansia i vostri commenti buonisti alla prossima prestazione (per voi negativa, non per noi) di Immobile in Nazionale. Baci e abbracci…

Marco Corsini

IL FRATELLO DI IMMOBILE CONTRO I CRITICONI DOPO ITALIA SPAGNA

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