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Supercoppa Italiana in Arabia Saudita: la Lega Calcio si piega al dio denaro

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Supercoppa in Arabia Saudita


Una decisione che ha creato clamore in tutta Europa e in tutta Italia, soprattutto nel panorama politico, quella di far giocare la Supercoppa Italiana in Arabia Saudita.

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Nell’Arabia Saudita, è un dato di fatto, i diritti di moltissime persone non sono rispettati. La situazione dei diritti umani è, infatti, a dir poco disastrosa. Il paese è governato dalla Dinastia Saudita secondo una dottrina islamica completamente fondamentalista e che si attiene completamente a quelle che sono le direttive del Corano. Ad esempio: la pena di morte può essere applicata a un uomo senza che lo stesso venga sottoposto a un regolare processo, addirittura è permessa la lapidazione o anche la crocifissione del presunto colpevole; le donne sono spesso relegate a un ruolo prettamente casalingo e sono discriminate rispetto alla figura dell’uomo; non esiste, inoltre, né la liberta politica, né la liberta religiosa: l’unico credo ammesso, infatti, è quello islamico.

LA SUPERCOPPA

Con un comunicato ufficiale del 5 Dicembre 2018, firmato dal presidente Gaetano Micciché, la Lega Calcio ha comunicato ufficialmente che la gara della Supercoppa Italiana tra Milan e Juventus sarebbe stata disputata proprio in Arabia Saudita, al King Abdullah Sports City Stadium. Ciò, però, non ha creato alcuna polemica. Polemiche che, invece, sono nate a seguito di un secondo comunicato, quello del 5 Dicembre 2018, dove venivano comunicate le modalità d’acquisto dei tagliandi. Si legge tra le righe che: “selezionare la categoria di biglietto desiderata (i settori indicati come “singles” sono riservati agli uomini, i settori indicati come “families” sono misti per uomini e donne)”. A causa di ciò è scoppiata la bufera: i politici nostrani, tra cui Matteo Salvini e Laura Boldrini in primis, hanno attaccato immediatamente la Lega Calcio, definendo tutto ciò “una schifezza” e invitando i tifosi a boicottare la gara.

UNA LETTURA CRITICA DELLA SITUAZIONE

Innanzitutto sarebbe opportuno sottolineare il fatto che lo scandalo sarebbe dovuto essere denunciato già dapprima, nel momento in cui si decise, il 5 Dicembre 2018 ufficialmente, ma in realtà già a Giugno, che la Supercoppa si sarebbe giocata in Arabia Saudita. Perché nessuno in quel caso ha contestato? Beh, l’Arabia Saudita è per prima cosa un partner commerciale importantissimo per l’Italia. Basti pensare che solamente nei primi sei mesi del 2017 l’interscambio commerciale tra la nostra Nazione e i paesi Arabi è stato di 25 miliardi di Euro. Motivi per cui, la critica di quei politici che ci hanno governato, e che ci governano, ha il sapore solamente di ipocrisia e basta. Davvero non si era a conoscenza del trattamento che l’Arabia Saudita riserva alle donne? Davvero non si era a conoscenza del fatto che in Arabia Saudita la maggior parte dei diritti umani non sono rispettati? Sono bastate tre righe per far scoppiare un caos? Ricordiamo, inoltre, come la stessa Nazionale dell’Arabia Saudita nella partita contro l’Australia abbia infangato i morti dell’attentato islamico a Londra non rispettando il minuto di silenzio. Purtroppo una cosa è certa, si giocherà in terra araba perché nel mondo di oggi, per i signori che governano il calcio, non contano i valori dello sport e della lealtà ma conta solamente il dio denaro. Per 20 milioni di Euro saranno disputate tre edizioni della Supercoppa Italiana in Arabia, in barba a tutte quelle campagne contro la violenza sulle donne e contro il razzismo con cui ogni anno siamo bombardati dal sistema, che solo a chiacchiere, e mai a fatti, dice di amare il calcio.

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